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Scuola 2026: 68 crolli e famiglie sempre più sole

La scuola è ricominciata.

Sono tornati gli zaini sulle spalle, le sveglie all’alba, il traffico davanti agli istituti e quella meravigliosa sensazione di essere già stanchi prima ancora di arrivare al cancello.

Noi genitori abbiamo ricominciato a organizzare orari, libri, merende, trasporti, compiti e doposcuola. Soprattutto doposcuola, perché ormai in molte famiglie sembra essere diventato un servizio quasi indispensabile.

E proprio mentre i ragazzi tornavano tra i banchi è arrivato un dato che merita più di qualche titolo letto velocemente: tra settembre 2025 e agosto 2026, nelle scuole italiane si sono verificati 68 episodi di crollo o distacco.

Calcinacci, intonaci, pannelli e controsoffitti. Tutte cose che dovrebbero restare saldamente al proprio posto e che, invece, in alcuni edifici hanno deciso di venire giù.

Il dato emerge dal XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva, presentato il 9 settembre 2026 alla Camera dei deputati.

Ma mentre leggevo il rapporto mi sono resa conto che il problema non riguarda soltanto i soffitti.

Riguarda una scuola che chiede sempre di più alle famiglie e che, troppo spesso, sembra riuscire a restituire sempre meno: edifici sicuri, aule vivibili, sostegno concreto agli studenti in difficoltà e quella presenza educativa che non dovrebbe dipendere dal conto in banca dei genitori.

Perché diciamocelo chiaramente: se oggi non puoi permetterti di pagare un doposcuola, tuo figlio rischia di restare indietro.

E questa cosa non può essere considerata normale.

Il doposcuola dovrebbe essere un aiuto in più, una scelta della famiglia. Non la toppa a pagamento da applicare quando la scuola non riesce, non vuole o non ha gli strumenti per accompagnare davvero chi apprende in modo diverso.

Io questa realtà la conosco molto bene.

Mio figlio è disgrafico, disortografico e dislessico. Lo abbiamo scoperto attraverso i test. E facendo quel percorso ho scoperto una cosa anche su di me: sono sempre stata disgrafica, soltanto che nessuno me lo aveva mai detto.

✍️ Quando andavo a scuola scrivevo male. La mia calligrafia era difficile, faticosa, imperfetta. Eppure gli insegnanti mi aiutavano. Non venivo ammonita per questo e non prendevo un voto in meno perché la mia mano non riusciva a produrre la bella scrittura che ci si aspettava da me.

Oggi troppe famiglie finiscono dentro un copione ormai familiare: il ragazzo fa fatica, la scuola segnala il problema, arrivano lo psicologo, i test, la diagnosi, le sigle e le certificazioni.

⚠️ Attenzione: le diagnosi sono importanti. Permettono di comprendere difficoltà reali e di riconoscere strumenti e tutele fondamentali. Il problema comincia quando, ottenuta la diagnosi, qualcuno pensa che il proprio lavoro sia terminato.

Come se bastasse scrivere “DSA” su un documento per aver aiutato davvero un ragazzo.

No, un momento, perché questa cosa la dobbiamo spiegare.

Una certificazione dovrebbe servire ad aprire una strada. Non a parcheggiare uno studente ai bordi della classe, affidando alla famiglia il compito di trovare insegnanti privati, specialisti, doposcuola e soldi che magari non ha.

🏫 Perché nella scuola italiana non cadono soltanto pezzi di intonaco. A volte cadono anche le responsabilità. E, guarda caso, finiscono quasi sempre sulle spalle dei genitori.

📌 In breve

Tra settembre 2025 e agosto 2026 nelle scuole italiane sono stati registrati 68 episodi di crollo o distacco, che hanno provocato il ferimento di 8 studenti e 4 adulti. Il 44% degli edifici si trova in zone a elevata sismicità e soltanto il 7,4% dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione. Ma la sicurezza scolastica non riguarda soltanto muri e soffitti: comprende anche il diritto di ogni studente a essere seguito, senza costringere la famiglia a pagare un secondo pezzo di istruzione.

🏫 Sessantotto crolli e oltre 80 mila infortuni

I 68 episodi censiti da Cittadinanzattiva hanno riguardato soprattutto calcinacci, intonaci, pannelli, controsoffitti e parti di soffitti o solai.

Hanno provocato il ferimento di 12 persone: 8 studenti e 4 adulti appartenenti al personale scolastico. Il bilancio avrebbe potuto essere molto più grave, perché diversi crolli sono avvenuti di notte, durante il fine settimana o mentre gli istituti erano chiusi.

⚠️ Se un soffitto crolla di notte e non ferisce nessuno, non significa che la scuola fosse sicura. Significa soltanto che, quella volta, siamo stati fortunati.

E la fortuna non può continuare a essere il piano nazionale per la sicurezza scolastica.

Il rapporto richiama anche gli infortuni degli studenti denunciati all’INAIL: 80.871 nel 2025, il 3,8% in più rispetto all’anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce erano già 47.748, contro le 45.159 dello stesso periodo del 2025.

Gli oltre 80 mila infortuni non sono stati tutti provocati dai crolli o dalle condizioni degli edifici. Il 97% è avvenuto durante le attività scolastiche, mentre il 3% riguarda il tragitto tra casa e scuola.

Non possiamo mettere nello stesso calderone una caduta durante educazione fisica e un controsoffitto precipitato. Ma non possiamo nemmeno guardare più di 80 mila denunce come se fossero numeretti messi lì per riempire una tabella.

📊 Dietro ogni numero c’è uno studente che si è fatto male e una famiglia che ha ricevuto quella telefonata capace di fermarti il respiro: “Suo figlio ha avuto un incidente”.

Gli incidenti non potranno mai essere eliminati del tutto. La manutenzione, la sorveglianza e gli ambienti adeguati, invece, non sono pretese eccessive. Sono il minimo sindacale.

🧱 Edifici vecchi costruiti in territori fragili

Il rapporto prende in esame 39.351 edifici scolastici, utilizzando anche i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica.

Per 5.793 edifici non è conosciuto nemmeno il periodo di costruzione. Tra quelli per i quali il dato è disponibile, l’età media è di circa 60 anni e il 49% è stato costruito prima del 1976, quindi prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica nazionale.

Un edificio vecchio non è automaticamente pericoloso, se nel frattempo è stato controllato e adeguato. Ed è proprio quel “se” a rovinare la pace mentale.

  • Il 59% degli edifici non dispone del certificato di agibilità;
  • il 58,36% non ha il certificato di prevenzione incendi;
  • per il collaudo statico, il dato mancante riguarda il 42,09% delle unità strutturali.

L’assenza di un certificato non prova automaticamente che un edificio stia per crollare. Può dipendere anche da documenti non aggiornati o informazioni non trasmesse correttamente. Ma se i dati mancano, diventa difficile persino stabilire quali scuole abbiano bisogno degli interventi più urgenti.

📄 A settembre alle famiglie vengono chiesti moduli, deleghe, autorizzazioni e fotocopie di documenti che probabilmente possiede già mezzo Stato. Poi scopriamo che per migliaia di scuole mancano proprio le informazioni che dovrebbero dirci se quegli edifici sono sicuri.

E non basta guardare i muri. Conta anche il territorio sul quale sono stati costruiti.

Il 44% degli edifici scolastici si trova nelle zone sismiche 1 e 2, ma soltanto il 4% circa avrebbe ricevuto interventi di adeguamento o miglioramento sismico.

Incrociando l’Anagrafe scolastica con le mappe dell’ISPRA sul rischio idraulico e idrogeologico, emerge inoltre che 7.543 scuole si trovano in aree a pericolosità idraulica e 5.113 in zone esposte al rischio di frana.

Tra queste ultime, 1.046 sono in Campania.

📍 Io vivo in Campania e ho un figlio che va a scuola. Millequarantasei edifici scolastici esposti al rischio di frana non sono uno di quei numeri che leggo, commento con un “ah però” e poi dimentico mentre finisco il caffè.

Non significa che quelle scuole saranno colpite da una frana. Significa che il rischio esiste e deve essere conosciuto, controllato e inserito in piani di emergenza che non siano soltanto carta conservata in un cassetto.

🌡️ Aule bollenti e ventilazione quasi inesistente

Poi c’è il caldo, di cui ci ricordiamo soltanto quando i ragazzi tornano a casa sfiniti e con il mal di testa.

Soltanto 4.457 scuole, pari al 7,42% del totale, dispongono di sistemi di condizionamento o ventilazione. In pratica, poco più di una scuola su tredici.

Dopo il Covid abbiamo trascorso mesi a parlare di ricambio dell’aria e qualità degli ambienti chiusi. Terminata l’emergenza, sembra essersi dissolta anche l’attenzione. L’aria pesante nelle classi, invece, è rimasta esattamente al proprio posto.

🥵 A settembre chiediamo ai ragazzi di tornare concentrati, puntuali e pronti a imparare. Possibilmente mentre trascorrono ore in aule che, in certe giornate, somigliano più a serre con la lavagna.

Il caldo estremo non è più soltanto un fastidio stagionale. Incide sulla salute, sul benessere e sulla capacità di prestare attenzione. Se le temperature sono cambiate, anche gli edifici nei quali i ragazzi trascorrono gran parte della giornata devono cambiare.

Madre che aiuta il figlio adolescente con i compiti tra libri, ricevute e spese scolastiche.
Tra compiti, supporto didattico e spese aggiuntive, il peso delle difficoltà scolastiche finisce troppo spesso sulle famiglie. Immagine illustrativa.

🎒 Quando la scuola presenta il conto alle famiglie

Ed eccoci di nuovo al punto dal quale sono partita.

Una scuola sicura non è soltanto una scuola nella quale il soffitto rimane al proprio posto. È anche un luogo nel quale un ragazzo può avere difficoltà, rallentare, sbagliare e ricevere comunque gli strumenti necessari per imparare.

Esistono insegnanti straordinari, presenti e capaci di vedere davvero gli studenti che hanno davanti. Negarlo sarebbe ingiusto.

Ma riconoscere il lavoro di chi si impegna non ci obbliga a fingere che il sistema funzioni per tutti.

Troppo spesso, quando un ragazzo resta indietro, la risposta consiste nel convocare la famiglia, suggerire una valutazione e attendere che qualcun altro risolva il problema nel pomeriggio.

Una diagnosi di dislessia, disgrafia o disortografia non sostituisce l’insegnamento. Gli strumenti compensativi e le misure dispensative non sono favori, né scorciatoie: servono a permettere allo studente di raggiungere gli obiettivi attraverso una strada adatta al suo modo di apprendere.

Se poi il vero recupero viene affidato al doposcuola privato, abbiamo creato un sistema molto semplice: chi può pagare va avanti, chi non può cerca di arrangiarsi.

💸 Se l’istruzione diventa completa soltanto aggiungendo un servizio privato, allora la scuola pubblica sta offrendo alle famiglie un prodotto a metà. Il resto, cortesemente, bisogna acquistarlo a parte.

E le spese non finiscono certo lì. Libri, materiale, trasporti e servizi educativi pesano sui bilanci familiari, mentre gli aiuti disponibili seguono regole diverse: basti pensare al bonus per le scuole paritarie fino a 1.500 euro, che riguarda soltanto determinate famiglie e non risolve il costo quotidiano del supporto didattico.

Chi non può pagare resta con un figlio in difficoltà, il senso di colpa di non riuscire ad aiutarlo abbastanza e magari anche il sospetto che il problema sia la mancanza di volontà del ragazzo.

No. A volte il problema è un sistema che individua la difficoltà, le assegna un nome, prepara un documento e poi dimentica che dietro quelle sigle c’è uno studente da seguire ogni giorno.

💶 Il piano da 3 miliardi chiesto al Governo

Cittadinanzattiva chiede un investimento di 3 miliardi di euro in tre anni: 500 milioni all’anno per un piano climatico destinato alle scuole e altri 500 milioni per gli interventi strutturali prioritari.

Propone inoltre una mappatura integrata dei rischi, l’aggiornamento dei piani di emergenza e prove di evacuazione specifiche anche per terremoti e alluvioni.

Le richieste sono concrete. Ma i fondi servono soltanto se riescono a trasformarsi in lavori conclusi, controlli effettuati e ambienti realmente utilizzabili.

🔨 I miliardi annunciati fanno sempre una splendida figura nelle conferenze stampa. Adesso devono diventare soffitti che non cadono e aule nelle quali si possa respirare, possibilmente prima che gli studenti diventino genitori.

☕ Una scuola sicura non ha soltanto soffitti intatti

Alle famiglie viene chiesto di collaborare, comprendere, aspettare, organizzarsi e intervenire ogni volta che manca qualcosa.

Ma la collaborazione non può essere a senso unico.

Non si può chiedere ai genitori di fidarsi e poi consegnare loro edifici senza certificazioni, piani di emergenza poco conosciuti, aule soffocanti e percorsi educativi che funzionano davvero soltanto quando qualcuno può pagare un aiuto esterno.

E non possiamo scaricare tutto sugli insegnanti: molti lavorano in classi numerose, con poco sostegno e una quantità assurda di burocrazia. Proprio per questo il problema appartiene al sistema e non può essere nascosto dietro la buona volontà del singolo docente.

📣 Sessantotto crolli non sono una fatalità. Una scuola su tredici preparata ad affrontare il caldo non è adattamento climatico. E una famiglia costretta a pagare perché il proprio figlio non resti indietro non è collaborazione educativa.

È il conto di una scuola pubblica alla quale chiediamo tantissimo, ma alla quale lo Stato continua a consegnare troppo poco.

E quel conto, ancora una volta, finisce nelle mani delle famiglie.

❓ Domande frequenti

Quanti crolli sono avvenuti nelle scuole italiane?

Tra settembre 2025 e agosto 2026 Cittadinanzattiva ha registrato 68 episodi di crollo o distacco, soprattutto di calcinacci, intonaci, pannelli, controsoffitti e parti di soffitti o solai.

Gli oltre 80 mila infortuni sono stati causati dai crolli?

No. Le 80.871 denunce presentate all’INAIL nel 2025 comprendono diversi tipi di infortunio avvenuti durante le attività scolastiche o nel tragitto tra casa e scuola. I crolli censiti hanno provocato il ferimento di 8 studenti e 4 adulti.

Che cosa chiede Cittadinanzattiva al Governo?

L’associazione propone un investimento di 3 miliardi di euro in tre anni, da dividere tra adattamento climatico e interventi strutturali prioritari, insieme a una mappatura integrata dei rischi e a piani di emergenza aggiornati.

💬 E voi avete ancora la sensazione che la scuola riesca ad accompagnare davvero gli studenti in difficoltà oppure, alla fine, il peso ricade soprattutto sulle famiglie?

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