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Caso Estermann: tre morti in Vaticano e il filo con Emanuela Orlandi

Ci sono storie nelle quali entro sapendo più o meno dove sto andando.

E poi ci sono quelle che cominciano con tre cadaveri dentro il Vaticano e, dopo poco, mi ritrovo a leggere di una cremazione proposta alla madre di uno dei morti, una lettera d’addio contestata, una seconda autopsia, la Stasi, Giovanni Paolo II, Emanuela Orlandi, l’Americano e uomini che quarantatré anni dopo continuano a ricomparire nelle stesse carte.

Questa è una di quelle storie.

Conoscevo il caso Estermann nelle sue linee generali. Poi ho cominciato a cercare.

E sono arrivata alla madre di Cédric Tornay.

Alla cremazione.

Alla lettera.

E lì mi sono fermata.

Perché va bene tutto, ma se mio figlio viene trovato morto insieme ad altre due persone e qualcuno, mentre praticamente devo ancora capire cosa sia successo, mi suggerisce di cremarlo perché così è più semplice riportarlo a casa, io qualche domanda me la faccio.

Muguette Baudat quella cremazione non la autorizzò.

E grazie a quel no, il corpo di Cédric arrivò in Svizzera abbastanza integro da poter essere sottoposto a una seconda autopsia.

Da quel momento la storia ufficiale cominciò ad avere una concorrente.

Anzi, più di una.

📌 In breve

Il 4 maggio 1998, poche ore dopo essere stato nominato comandante della Guardia Svizzera Pontificia, Alois Estermann venne trovato morto nel suo appartamento vaticano insieme alla moglie Gladys Meza Romero e al vicecaporale Cédric Tornay.

La ricostruzione ufficiale del Vaticano stabilì che Tornay aveva ucciso i coniugi con la propria pistola d’ordinanza e si era poi suicidato. Nel 1999 l’inchiesta venne archiviata.

Ma la madre di Tornay non accettò quella versione: contestò la lettera attribuita al figlio, rifiutò la proposta di cremarne il corpo e dispose una seconda autopsia in Svizzera.

Negli anni successivi nacquero altre ricostruzioni. Una delle più clamorose riguarda il presunto legame di Estermann con la Stasi, i servizi segreti della Germania Est. L’ex magistrato Ferdinando Imposimato arrivò inoltre a sostenere che Estermann sapesse qualcosa sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Ed è qui che una strage del 1998 comincia improvvisamente a dialogare con un mistero iniziato quindici anni prima.

⚰️ Tre morti dentro il Vaticano

La sera del 4 maggio 1998 nell’appartamento di Alois Estermann vengono trovati tre corpi.

Estermann, 43 anni, è stato nominato comandante della Guardia Svizzera Pontificia proprio quel giorno.

Accanto a lui c’è la moglie, la venezuelana Gladys Meza Romero.

Il terzo morto è Cédric Tornay, 23 anni, vicecaporale della Guardia Svizzera.

La versione che arriva dal Vaticano è rapidissima: Tornay, esasperato dai contrasti con il superiore e dal mancato riconoscimento di una decorazione, avrebbe raggiunto l’appartamento degli Estermann, sparato alla coppia con la propria SIG calibro 9 millimetri e infine rivolto l’arma contro se stesso.

Il rapporto ufficiale sull’inchiesta Estermann ricostruisce cinque colpi esplosi dalla pistola d’ordinanza di Tornay e riferisce degli accertamenti balistici e delle tracce riconducibili allo sparo.

L’indagine, secondo il documento, comprese dieci perizie, cinque rapporti di polizia giudiziaria e 38 testimonianze.

Nel febbraio 1999 il procedimento viene archiviato.

Solo che questa ricostruzione aveva cominciato a circolare molto prima che tutti quegli accertamenti fossero conclusi.

Il quadro di Tornay assassino-suicida era già quello comunicato pubblicamente nelle ore immediatamente successive.

Può anche essere successo esattamente così.

Ma poi arriva Muguette Baudat, la mamma di Cédric.

E la storia comincia a diventare molto meno semplice.

🕯️ La cremazione che la madre di Cédric rifiutò

Secondo il racconto di Muguette Baudat e della sua avvocata Laura Sgrò, una volta arrivata a Roma alla madre di Tornay venne proposta la cremazione del figlio.

La spiegazione sarebbe stata pratica: riportare un’urna in Svizzera sarebbe stato molto più semplice che organizzare il trasferimento della salma. È un episodio ricordato anche nella ricostruzione dell’avvocata Laura Sgrò sulla richiesta di riapertura del caso.

In un primo momento Muguette avrebbe persino accettato.

Poi si ricordò di una cosa.

Cédric le aveva detto chiaramente, quando era in vita, che non voleva essere cremato.

E quindi disse no.

Ora.

Io una risposta documentata alla domanda «perché era così importante cremare Cédric?» non ce l’ho.

La motivazione che viene riferita è quella logistica.

Più semplice. Più veloce. Un’urna invece di una bara.

Ma c’è un’altra cosa che invece sappiamo benissimo.

Se Muguette Baudat avesse firmato, il corpo di suo figlio sarebbe stato distrutto dal fuoco.

E la seconda autopsia non sarebbe mai esistita.

Quindi io posso pure accettare la spiegazione della praticità.

Però fatemi fare almeno una domanda.

Davanti a tre persone appena morte violentemente dentro lo Stato Vaticano, la priorità era davvero rendere più semplice il viaggio di ritorno?

Perché qui non stiamo parlando di una persona morta dopo una lunga malattia con una causa di morte evidente.

Stiamo parlando del ragazzo che, secondo quella stessa istituzione, aveva appena commesso due omicidi e un suicidio.

Proprio quello sul quale, in teoria, avresti interesse a conservare ogni possibile elemento.

Muguette rifiuta.

Il corpo torna in Svizzera.

E quel no diventerà una delle decisioni più importanti dell’intera vicenda.

✉️ La lettera attribuita a Tornay

Cédric Tornay con la lettera attribuita a lui, la madre Muguette Baudat e il riferimento alla cremazione non autorizzata
La lettera attribuita a Cédric Tornay, i dubbi della madre e la questione della cremazione rifiutata: uno dei passaggi più controversi dell’intero caso Estermann. Immagine illustrativa Quotidea.

C’è poi una lettera.

Secondo la ricostruzione ufficiale, Cédric l’avrebbe scritta prima della strage e affidata a un commilitone.

Ed è una lettera importante, perché diventerà uno dei tasselli utilizzati per spiegare il movente e lo stato d’animo di Tornay nelle ore precedenti alla morte.

Ma prima ancora di discutere se fosse davvero sua, secondo me vale la pena capire che cosa c’era scritto.

✉️ La lettera attribuita a Cédric Tornay

La lettera è indirizzata alla madre.

Cédric le chiede di perdonarlo e sostiene che siano stati “loro” a spingerlo a fare ciò che ha fatto.

Racconta poi della sua delusione per la mancata concessione della medaglia Benemerenti, che riteneva di meritare dopo gli anni trascorsi nella Guardia Svizzera, durante i quali dice di aver sopportato molte ingiustizie.

Scrive che Estermann gli avrebbe negato proprio quell’unico riconoscimento che desiderava.

Poi il tono cambia.

Tornay parla di un dovere verso le altre guardie e verso la Chiesa cattolica e nella lettera compare una frase particolarmente forte:

“J’ai jurer de donner ma vie pour le pape et c’est ce que je fais.”

In italiano: “Ho giurato di dare la mia vita per il Papa ed è quello che sto facendo.”

E c’è un altro passaggio che, letto oggi, non passa esattamente inosservato:

“Ce que j’ai fait ce sont eux qui m’ont pousser.”

Il senso è: “Quello che ho fatto, sono loro che mi hanno spinto a farlo.”

Infine chiede ancora perdono alla madre per lasciarla sola, saluta i familiari e le manda un ultimo messaggio d’affetto.

Passaggi della lettera riportati nel rapporto ufficiale sull’inchiesta Estermann.

E adesso torniamo a Muguette.

Perché quando la lettera le viene mostrata, la madre di Cédric racconta di essersi trovata davanti a qualcosa di stranissimo.

La scrittura assomigliava a quella di suo figlio.

Ma per lei non era la sua.

Le chiesero di riconoscerla e lei si rifiutò di firmare.

Negli anni la madre e i suoi legali hanno indicato diversi particolari che, secondo loro, non tornavano.

Uno dei più curiosi riguarda proprio il periodo di servizio indicato nella lettera: Tornay scrive di aver trascorso nella Guardia tre anni, sei mesi e sei giorni. Lo stesso rapporto ufficiale sottolinea che quel calcolo era sbagliato e lo interpreta come possibile segno di disorientamento temporale. 1

Poi ci sono le parole.

Secondo la madre, Cédric non avrebbe normalmente scritto “Papa”, ma avrebbe utilizzato “Santo Padre”. Anche il modo in cui vengono chiamati alcuni familiari e altri particolari della lettera sono stati contestati.

Le analisi grafologiche fatte eseguire dalla famiglia conclusero che la scrittura era stata imitata.

Poi arrivarono altre analisi grafologiche e dissero praticamente il contrario: secondo altri esperti, la lettera sarebbe stata effettivamente scritta da Tornay.

Quindi no, la grafologia non ci regala la soluzione.

Ci regala un’altra lite.

Ma nel fascicolo consultato molti anni dopo da Laura Sgrò compare un dettaglio che a me piace ancora meno.

Secondo la legale, la perizia grafologica presente nell’inchiesta sarebbe stata eseguita su una fotocopia della lettera, non sull’originale.

Ci rendiamo conto di cosa succede?

La lettera che contribuisce a spiegare il movente di quello che viene indicato come autore di un duplice omicidio e suicidio viene analizzata graficamente su una fotocopia?

A Mio parere, Assurdo! Ma andiamo avanti.

🔬 La seconda autopsia e le anomalie contestate

Il corpo di Cédric arriva in Svizzera e viene sottoposto a un’altra autopsia all’Università di Losanna.

Ed è qui che la famiglia sostiene di aver trovato elementi incompatibili con la ricostruzione vaticana.

Gli avvocati di Tornay hanno parlato negli anni della posizione della testa, della traiettoria del proiettile, delle dimensioni del foro e della presunta cisti cerebrale indicata invece nel rapporto del Vaticano.

Secondo i legali della famiglia, i risultati della seconda autopsia avrebbero mostrato differenze importanti rispetto alla dinamica ufficiale.

Una cosa, però, va ricordata: molte delle conclusioni più nette sulla seconda autopsia ci arrivano proprio attraverso la famiglia e i suoi consulenti.

Ma non è finita.

Quando Laura Sgrò riuscì molti anni dopo a visionare il fascicolo vaticano, denunciò una serie di problemi nella gestione della scena.

Secondo quanto da lei ricostruito, nell’appartamento sarebbero entrate almeno venti persone, senza particolari protezioni; non sarebbero stati repertati DNA, impronte e campioni ematici come ci aspetteremmo oggi; corpi e mobili sarebbero stati spostati.

Queste criticità sono state raccontate anche nell’approfondimento sul fascicolo consultato da Laura Sgrò.

E qui io non devo neppure inventarmi un complotto.

Mi basta una domanda molto più semplice:

se la scena di un triplice fatto di sangue viene gestita così, quante risposte perdi per sempre?

Perché magari la versione ufficiale è quella giusta.

Ma se lavori male sulla scena, poi rischi di non essere più in grado nemmeno di dimostrarla bene.

E da quel buco entrano tutte le teorie successive.

Compresa quella più grossa.

🕵️ Alois Estermann e la pista Stasi

Pochi giorni dopo la morte di Estermann comincia a circolare una storia da guerra fredda.

Alois Estermann non sarebbe stato soltanto una Guardia Svizzera.

Sarebbe stato un uomo della Stasi, il servizio segreto della Germania Est.

Alcune ricostruzioni arrivano persino a indicare per lui il nome in codice “Werder”.

Ora immaginate il quadro.

Giovanni Paolo II.

Un Papa polacco apertamente anticomunista.

Solidarność.

I servizi dell’Est.

L’attentato del 13 maggio 1981.

E Alois Estermann, uomo della sicurezza vaticana, all’interno di quello stesso mondo.

Non serve nemmeno aggiungere la musica inquietante.

Si mette da sola.

Il problema è che la storia “Estermann spia della Stasi” nasce in mezzo a ricostruzioni molto contrastanti.

L’ex capo dello spionaggio della Germania Est, Markus Wolf, venne indicato da alcune pubblicazioni come l’uomo che avrebbe confermato il reclutamento.

Ma Wolf successivamente disse chiaramente l’opposto. In una ricostruzione dell’epoca pubblicata da l’Unità, l’ex capo dell’intelligence orientale ribadì che la Stasi aveva avuto una fonte importante in Vaticano, ma che quell’uomo non era Estermann.

E uno potrebbe anche chiuderla qui.

Solo che anni dopo entra in scena Ferdinando Imposimato.

E mo viene il bello.

Imposimato, magistrato che aveva approfondito anche il caso Orlandi e la pista internazionale collegata all’attentato a Giovanni Paolo II, rilancia la teoria.

Secondo la sua ricostruzione, Estermann sarebbe stato legato ai servizi dell’Est e avrebbe saputo molto più di quanto fosse mai emerso ufficialmente.

Molto più.

Compreso, secondo Imposimato, qualcosa su Emanuela Orlandi.

Nel 2011 l’ex magistrato arrivò a sostenere pubblicamente che Estermann sapesse chi aveva rapito Emanuela Orlandi.

Ed è da qui che le due storie cominciano a sovrapporsi.

📍 Il nome di Estermann entra nel caso Orlandi

Emanuela Orlandi scompare il 22 giugno 1983.

Quindici anni prima della morte di Estermann.

Eppure, nella ricostruzione di Imposimato, il nome del futuro comandante della Guardia Svizzera finisce dentro quella storia.

Secondo quanto raccontato dall’ex magistrato, Ercole Orlandi, il padre di Emanuela, avrebbe sospettato che qualcuno all’interno del Vaticano fosse in grado di conoscere in tempo reale gli sviluppi della vicenda.

Imposimato indicò anche la posizione dell’alloggio di Estermann, vicino a Porta Sant’Anna, uno dei passaggi utilizzati quotidianamente da Emanuela.

La tesi era semplice e inquietante: un uomo collocato lì avrebbe potuto conoscere orari, spostamenti e abitudini della ragazza.

Su Quotidea abbiamo già ricostruito quanto sia complicato separare documenti, testimonianze, piste e suggestioni nel caso Orlandi, per esempio quando abbiamo approfondito la cosiddetta pista familiare di Emanuela Orlandi e, più recentemente, il motivo per cui Mario Meneguzzi continua a tornare nelle nuove verifiche.

Ma qui il meccanismo è ancora più strano.

Perché Estermann non compare soltanto come uomo che avrebbe potuto osservare gli spostamenti di Emanuela.

Imposimato arriverà a sostenere una tesi molto più forte:

Estermann sapeva chi aveva rapito Emanuela Orlandi.

E allora io mi faccio la domanda più semplice del mondo.

Se Estermann davvero sapeva qualcosa, che cosa sapeva?

E soprattutto: da chi l’aveva saputo?

☎️ L’Americano: Marcinkus, Estermann o qualcun altro

Il filo tra il caso Estermann ed Emanuela Orlandi, con Alois Estermann, Gladys Meza Romero, l'Americano e Paul Marcinkus
Il caso Estermann si intreccia con uno dei misteri più discussi del Vaticano: Emanuela Orlandi, l’Americano e il nome di Paul Marcinkus. Tra ipotesi, telefonate e personaggi che continuano a ricomparire, il filo diventa sempre più difficile da ignorare. Immagine illustrativa Quotidea.

Ed eccoci al personaggio che trasforma il caso Orlandi in una matrioska.

L’Americano.

Nel luglio 1983 un uomo telefona alla famiglia Orlandi.

Parla con una particolare inflessione straniera, dimostra di conoscere dettagli della vicenda e collega la liberazione di Emanuela a quella di Mehmet Ali Ağca, l’uomo che aveva sparato a Giovanni Paolo II.

Negli anni sono stati fatti diversi nomi.

Uno dei più clamorosi è quello di Paul Marcinkus, allora potentissimo presidente dello IOR.

E questa non è soltanto una teoria nata su Internet vent’anni dopo.

Le carte e le ricostruzioni sull’attività del SISDE mostrano che il profilo del telefonista venne studiato seriamente: straniero, cultura elevata, familiarità con il mondo ecclesiastico e vaticano.

Un profilo che portò anche a prendere in considerazione Marcinkus.

Americano di nascita.

Presidente dello IOR.

Uomo potentissimo dentro le mura.

Capite da soli perché quel nome abbia fatto rumore.

Ma nel corso degli anni è comparsa anche un’altra ipotesi.

E se l’Americano fosse stato Alois Estermann?

Questa ipotesi è molto più speculativa: non risulta una comparazione vocale o un accertamento investigativo pubblico che identifichi Estermann con quel telefonista.

Però capisco perfettamente da dove nasce.

Se accetti per un momento la teoria dell’Estermann legato ai servizi, inserito nel cuore del Vaticano, in grado di conoscere movimenti e informazioni riservate sulla famiglia Orlandi, improvvisamente il suo nome diventa compatibile con il profilo dell’uomo interno che sa troppo.

Non dimostra che fosse lui.

Ma spiega perché il suo nome finisca nell’inciucio.

E nel caso Orlandi gli inciuci, ormai, hanno praticamente più anni di me.

Poi arriva un terzo nome.

Marco Accetti.

Nel 2024 una consulenza fonica realizzata dall’esperto Marco Arcuri ha indicato una compatibilità dell’86% tra la voce attribuita a “Mario” e all’“Americano” e quella di Accetti.

E nel 2026 Accetti è tornato nuovamente al centro delle indagini sul caso Orlandi-Gregori.

Quindi abbiamo Marcinkus.

Abbiamo Accetti.

Abbiamo l’ipotesi Estermann.

E dopo quarantatré anni ancora non sappiamo con certezza chi fosse quell’uomo al telefono.

Una roba tranquillissima, insomma.

🧩 Raoul Bonarelli, un nome che continua a tornare

E poi c’è Raoul Bonarelli.

Qui la storia fa un giro completo e torna praticamente ai giorni nostri.

Bonarelli era un alto esponente del Corpo di vigilanza vaticano.

Il suo nome compare anche nell’ambiente degli accertamenti successivi alla morte di Estermann, Gladys e Tornay.

Ma Bonarelli compare soprattutto nell’universo Orlandi-Gregori.

Ed è qui che comincia quella sensazione fastidiosa che viene quando stai leggendo due storie apparentemente separate e continui a ritrovarti davanti le stesse facce.

Negli atti della Commissione parlamentare viene richiamata una vecchia intercettazione relativa a Bonarelli nella quale, secondo la ricostruzione riportata durante i lavori parlamentari, gli sarebbe stato chiesto di non riferire dell’esistenza di un fascicolo sulla vicenda Orlandi presso la Segreteria di Stato.

La questione compare direttamente nei resoconti stenografici della Commissione parlamentare Orlandi-Gregori.

E qui io mi sono fermata di nuovo.

Perché questa volta non stiamo parlando di una teoria letta in qualche forum sperduto.

Stiamo parlando di qualcosa che viene discusso dentro un resoconto del Parlamento italiano.

Poi possiamo discutere per tre giorni su che cosa significhi quella conversazione.

Ma il punto è che esiste ed è ancora oggetto di domande.

Bonarelli era stato convocato dalla Commissione parlamentare Orlandi-Gregori per il 10 settembre 2026. La convocazione compare nell’archivio ufficiale del Senato.

Solo che l’audizione è saltata poche ore prima.

La motivazione ufficiale è stata legata ai lavori parlamentari concomitanti. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Bonarelli avrebbe inoltre chiesto particolari garanzie sul riserbo della seduta e segnalato difficoltà negli spostamenti a causa del maltempo romano.

Dovrebbe essere riconvocato.

Cioè, ma qua ci rendiamo conto?

Io comincio da tre morti del 1998.

Torno indietro alla scomparsa di Emanuela nel 1983.

Passo attraverso i servizi segreti della Germania Est, Wojtyła, l’Americano e Marcinkus.

E nel 2026, mentre sto scrivendo questo articolo, uno dei nomi presenti in questo stesso universo è ancora una persona che la Commissione parlamentare vuole interrogare sui misteri Orlandi-Gregori.

Coincidenze?

Possibilissimo.

Ma almeno lasciatemi dire che sono coincidenze con una discreta vita sociale.

🏛️ Un caso chiuso che non ha mai smesso di fare domande

Il Vaticano ha chiuso il caso Estermann-Tornay nel 1999.

Per la giustizia vaticana la sequenza è quella.

Tornay entra nell’appartamento.

Spara a Estermann.

Spara a Gladys.

Si suicida.

Fine.

Eppure la madre di Cédric ha continuato per decenni a chiedere la riapertura delle indagini.

Nel 2019 Laura Sgrò, che assiste anche la famiglia Orlandi, presentò una nuova richiesta di accesso agli atti e di riapertura.

Il Corriere della Sera ricostruì le criticità indicate dalla famiglia Tornay, dalla rapidità della prima ricostruzione alle difficoltà incontrate nell’accesso alla documentazione.

Negli anni successivi la richiesta di fare chiarezza non si è fermata.

Io non so se Cédric Tornay fosse innocente.

Non so se Alois Estermann fosse un uomo della Stasi.

Non so se sapesse davvero che cosa fosse accaduto a Emanuela Orlandi.

Non so chi fosse l’Americano.

Ma so che questa storia ha un problema enorme:

ogni volta che provi a chiuderla, da qualche parte rimane qualcosa che sporge.

Una lettera contestata.

Una cremazione proposta e rifiutata.

Una seconda autopsia.

Una scena del crimine sulla quale, secondo chi ha poi visto gli atti, sarebbero passate decine di persone.

Un comandante accusato di essere una spia.

Un magistrato come Imposimato che collega quel comandante a Emanuela.

Un ex gendarme che, quarant’anni dopo la scomparsa della ragazza, viene ancora convocato dalla Commissione parlamentare.

Uno può anche credere che non ci sia alcun grande disegno.

Io stessa posso crederlo.

Ma allora resta da spiegare come sia nato tutto questo.

Perché anche una teoria falsa ha bisogno di qualcosa su cui appoggiarsi.

Un errore.

Una bugia.

Un sospetto.

Un documento interpretato male.

Un testimone.

Un’informazione incompleta.

Un depistaggio.

Qualcosa.

Le teorie non crescono nel vuoto cosmico.

📌 Purtroppo, i fatti accertati sono soltanto questi

E adesso arriva la parte che, ve lo dico, mi rovina sempre un po’ il divertimento.

Purtroppo, i fatti accertati.

Il 4 maggio 1998 Alois Estermann, Gladys Meza Romero e Cédric Tornay morirono all’interno del Vaticano.

La conclusione ufficiale del procedimento vaticano attribuisce a Tornay l’uccisione dei coniugi e il successivo suicidio. L’inchiesta venne archiviata nel febbraio 1999.

È documentata la ricostruzione della famiglia secondo cui alla madre fu proposta la cremazione e lei la rifiutò; è altrettanto vero che il corpo venne poi sottoposto a una seconda autopsia in Svizzera.

Non abbiamo invece un documento che dimostri perché, oltre alla spiegazione logistica riferita, quella cremazione fosse stata proposta.

L’autenticità della lettera attribuita a Tornay è stata contestata da analisi commissionate dalla famiglia, mentre altri grafologi sono giunti alla conclusione opposta.

Non è stato accertato che Estermann fosse un agente della Stasi. Markus Wolf lo negò; Ferdinando Imposimato sostenne invece negli anni successivi una ricostruzione differente.

Non è stato accertato che Estermann abbia partecipato alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Non è stato accertato che Estermann fosse l’Americano.

Il profilo di Paul Marcinkus è stato preso in considerazione nelle ricostruzioni legate al SISDE, mentre una consulenza fonica del 2024 ha indicato un’alta compatibilità tra le registrazioni attribuite all’Americano e la voce di Marco Accetti.

Raoul Bonarelli è realmente tornato all’attenzione della Commissione parlamentare Orlandi-Gregori nel 2026 e l’audizione prevista per il 10 settembre è stata rinviata.

Ed Emanuela Orlandi è ancora scomparsa.

Questo, purtroppo, è ciò che possiamo appoggiare sul tavolo e chiamare fatto.

Tutto il resto è quella zona grigia meravigliosa e terribile nella quale vivono i grandi misteri.

🕯️ La domanda che non riesco a togliermi dalla testa

Alla fine sono tornata esattamente al punto da cui ero partita.

Cédric Tornay.

Sua madre.

Quella proposta di cremazione.

Quella lettera che lei guarda e dice: questa non è la scrittura di mio figlio.

E poi tutto ciò che viene dopo.

La seconda autopsia.

Le contestazioni alla scena.

Estermann.

La Stasi.

Imposimato.

Emanuela.

L’Americano.

Marcinkus.

Bonarelli.

E quarantatré anni di misteri che continuano ad avvolgersi uno dentro l’altro.

Allora la domanda me la devo far fare.

Se in tutte queste teorie non c’è proprio nulla di vero, perché esistono?

Perché persone diverse, in epoche diverse, partendo da indagini diverse, continuano a tornare verso gli stessi ambienti?

Forse perché una volta nato un mistero ogni coincidenza finisce per attirarne un’altra.

Forse perché qualcuno ha costruito depistaggi così bene che continuiamo ancora oggi a seguirli.

Forse perché pezzi di storie completamente differenti sono stati forzati fino a farli sembrare un unico grande puzzle.

Oppure può essere che, sotto quarant’anni di errori, silenzi, ricostruzioni, smentite e carte rimaste nei cassetti, un piccolo pezzo di verità ci sia davvero.

Io non so quale delle quattro sia la risposta.

Ma una cosa la so.

Il caso Estermann doveva essere semplice.

Un uomo uccide il proprio comandante, la moglie del comandante e poi se stesso.

E invece, ventotto anni dopo, siamo ancora qui a parlarne.

E quando una storia ufficialmente chiusa continua a produrre domande dopo quasi trent’anni, io almeno una cosa la faccio.

Continuo a cercare.

Domande frequenti

Perché fu proposta la cremazione di Cédric Tornay?

Secondo il racconto della madre e della sua legale, la spiegazione fornita era soprattutto pratica: la cremazione avrebbe reso più semplice il trasferimento dei resti in Svizzera. Muguette Baudat inizialmente avrebbe accettato, per poi rifiutare ricordando che il figlio non voleva essere cremato. Quel rifiuto rese possibile una seconda autopsia.

La lettera attribuita a Tornay era falsa?

Non esiste una conclusione condivisa. Alcune perizie commissionate dalla famiglia ne hanno contestato l’autenticità, mentre altri grafologi hanno successivamente sostenuto che fosse stata realmente scritta da Tornay.

Alois Estermann lavorava per la Stasi?

È una delle teorie più note legate al caso. Ferdinando Imposimato la sostenne, mentre l’ex capo dello spionaggio della Germania Est Markus Wolf negò pubblicamente che Estermann fosse l’uomo della Stasi presente in Vaticano.

Estermann conosceva Emanuela Orlandi?

Ferdinando Imposimato sostenne che Estermann fosse nella posizione di conoscere abitudini e spostamenti di Emanuela e arrivò a dichiarare che sapesse chi l’aveva rapita. Non esiste però una conclusione giudiziaria che abbia accertato questo ruolo.

Estermann poteva essere l’Americano?

È una teoria suggestiva, ma non risulta un accertamento fonico o investigativo pubblico che identifichi Estermann con il telefonista. Nel corso degli anni sono stati indicati anche Paul Marcinkus e Marco Accetti. Una consulenza fonica del 2024 ha segnalato una compatibilità dell’86% con la voce di Accetti.

Perché Raoul Bonarelli è tornato al centro dell’attenzione nel 2026?

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori aveva convocato Bonarelli per il 10 settembre 2026. L’audizione è stata rinviata e dovrebbe essere riprogrammata. Il suo nome è considerato importante soprattutto per il ruolo ricoperto all’interno della vigilanza vaticana e per alcuni elementi emersi nelle vecchie indagini sui casi Orlandi e Gregori.

🕯️ E voi che idea vi siete fatti? Tre morti, una lettera contestata, una cremazione rifiutata, servizi segreti, telefonate misteriose e nomi che continuano a tornare dopo più di quarant’anni. Coincidenze, teorie cresciute nel tempo o piccoli pezzi di una storia che non conosciamo ancora? Raccontatemelo: perché in casi come questo, a volte, sono proprio le domande a tenere aperta la strada verso la verità.

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