La difesa contesta l’origine del DNA di Ignoto 1: la foto del campione 31G-20 e i test sugli abiti di Yara al centro dei servizi delle Iene.
⚖️ Io credo nell’innocenza di Massimo Bossetti. L’ho scritto e questa è ancora la mia posizione. Il nuovo servizio di Luigi Pelazza aggiunge un elemento preciso sul quale fermarsi: la fotografia di un frammento degli slip di Yara, scattata dopo l’analisi alla quale viene collegato.
Quel frammento ha un identificativo: 31G-20. Il genetista della difesa, Marzio Capra, contesta che il profilo di Ignoto 1 sia stato ottenuto proprio da quel quadratino di tessuto. Il suo ragionamento mette in relazione il procedimento di estrazione descritto nel servizio con la successiva presenza del reperto nella fotografia.
📷 Una sigla, due orari e un pezzo di stoffa. Sembrano dettagli minuscoli, finché ti ricordi quale peso abbia avuto la prova genetica nella condanna di un uomo all’ergastolo.
📌 In breve
La difesa contesta la provenienza del profilo di Ignoto 1 dal frammento 31G-20. Secondo Capra, quel campione sarebbe stato distrutto dall’estrazione descritta, mentre una fotografia successiva lo mostra ancora presente. I riferimenti mostrati nel servizio sono le 09:17 per la corsa elettroforetica e le 10:59:15 per la foto, entrambe del 3 maggio 2011. Un precedente servizio affronta anche fotografie di test sugli abiti di Yara e la disponibilità dei dispositivi originali.
📑 In questo articolo
⚖️ Perché torno sul caso Bossetti
Nel precedente articolo, Caso Yara, perché credo nell’innocenza di Massimo Bossetti, ho raccontato gli elementi che alimentano la mia convinzione.
Qui voglio concentrarmi sulla contestazione presentata nel nuovo servizio: il collegamento tra un frammento identificato degli slip e il risultato genetico.
Bossetti è stato condannato in via definitiva. La ricostruzione illustrata da Pelazza viene dalla sua difesa e mette in discussione la provenienza del profilo dal campione 31G-20.
⚖️ Quando emerge un’obiezione così circoscritta, rispondere soltanto “è già stato condannato” mi sembra un modo comodissimo per evitare l’argomento. Una sentenza stabilisce una responsabilità. La domanda sollevata qui riguarda un’operazione di laboratorio: è su quella che serve una risposta.
🧬 Gli slip tagliati e il campione 31G-20
Nel servizio Bossetti: un dubbio atroce sul DNA di Ignoto 1, Capra spiega la suddivisione degli slip in piccoli frammenti quadrati, seguendo una griglia. Ogni quadratino riceve un identificativo, che permette di distinguerlo dagli altri.
31G-20 indica quindi uno specifico frammento di tessuto.
Questo passaggio è essenziale per comprendere la contestazione. La sigla identifica il pezzo al quale viene collegata l’analisi genetica e che compare nella fotografia successiva.
Capra descrive il procedimento di estrazione come distruttivo per quel campione. Secondo il suo ragionamento, se il quadratino è ancora presente dopo l’analisi, non è stato utilizzato per ottenere il profilo attribuito a Ignoto 1.
🧬 È questo il punto che mi colpisce: ogni quadratino aveva un nome. Il ragionamento della difesa riguarda proprio quello chiamato 31G-20. Per discuterlo seriamente bisogna restare su quel frammento e sul trattamento che gli viene attribuito.
📷 La fotografia delle 10:59
Pelazza mostra l’immagine del campione e i suoi metadati. Il confronto presentato nel servizio riguarda due riferimenti temporali:
| Documento mostrato | Data e ora |
|---|---|
| Corsa elettroforetica, voce “Run Date & Time” | 3 maggio 2011, ore 09:17 |
| Fotografia, voci “Data/Ora originale” e “Data/Ora digitalizzata” | 3 maggio 2011, ore 10:59:15 |
La fotografia è successiva di un’ora, 42 minuti e 15 secondi.
Le 09:17 indicano la corsa elettroforetica, una fase successiva all’estrazione del DNA. È quindi a un’analisi già arrivata a quella fase che viene accostata la foto scattata alle 10:59:15.
La contestazione di Capra nasce dalla presenza del frammento nell’immagine: secondo il genetista, quel pezzo non avrebbe potuto conservarsi così dopo il trattamento distruttivo descritto.
📷 E allora la domanda è precisa: se il 31G-20 è ancora lì, fotografato dopo l’analisi, e secondo Capra l’estrazione avrebbe dovuto distruggerlo, da quale materiale è stato ottenuto quel DNA?
È la questione sulla quale il servizio richiama l’attenzione: la compatibilità tra ciò che risulta analizzato e ciò che viene fotografato successivamente.
📄 La battuta che smette di far ridere
📄 Ascoltando questa contestazione, mi è venuta in mente una scena da barzelletta dei carabinieri. Il dialogo è inventato:
«Dobbiamo fotografare il reperto.»
«Non ti preoccupare, prima lo esamino e poi lo fotografo. Facciamo prima.»
Per un istante viene da ridere. Poi ripensi alla spiegazione sul trattamento distruttivo e la battuta prende un sapore decisamente amaro.
Il punto sollevato dalla difesa è tutto nella sequenza: il frammento viene collegato a un’analisi che, secondo Capra, avrebbe dovuto distruggerlo; più tardi compare nella fotografia.
⚖️ La mia ironia si ferma davanti alle conseguenze. Perché qui una spiegazione sbagliata, un collegamento non ricostruito o una contestazione lasciata senza risposta pesano molto più di una figuraccia.
La parola “DNA” avrà anche impressionato milioni di persone. A me, davanti a questo passaggio, interessa sapere che cosa è finito materialmente nell’estrazione.
🧪 Le foto dei test e gli originali da rintracciare
Il precedente servizio di Pelazza, Ergastolo a Bossetti: quello che non sapevamo, affronta un altro aspetto: le fotografie dei test eseguiti su giubbotto e felpa di Yara.
La difesa contesta la lettura di alcuni risultati registrati come negativi. Capra interpreta le immagini come indicative di una possibile positività per materiale seminale, o comunque meritevoli di approfondimento.
Questi test riguardano la natura di una possibile traccia biologica. La sua identificazione e l’attribuzione di un profilo genetico a una persona sono passaggi distinti: le fotografie, da sole, non indicano un nuovo responsabile.
C’è però una questione concreta sulla possibilità di controllare quei risultati: i dispositivi originali dei test non risultano tra i materiali visionati dalla difesa. Gli indumenti sono conservati e le immagini sono disponibili; la collocazione dei dispositivi deve essere ricostruita attraverso la documentazione.
🧪 Qui la fotografia diventa il mezzo con cui discutere una lettura contestata. Ma se volessi verificare direttamente l’oggetto fotografato, dove dovrei cercarlo? In quale inventario compare, dove è stato conservato, quale destinazione ha avuto?
Una foto può raccontare molto. Proprio per questo vorrei conoscere anche la storia dell’oggetto che ritrae.
🔎 Il problema della verifica
I due servizi affrontano questioni diverse.
Per il 31G-20, la difesa contesta che il frammento fotografato sia stato utilizzato nell’estrazione dalla quale deriva il profilo di Ignoto 1.
Per i test sugli abiti, contesta l’interpretazione dei risultati e pone il problema dei materiali disponibili per un controllo.
Il primo tema riguarda la provenienza del risultato genetico. Il secondo riguarda la lettura di test e la possibilità di riesaminarli.
🔎 Le risposte utili devono entrare in questi passaggi: operazioni registrate, identificativi, immagini, inventari. È così che una contestazione può essere confermata oppure smentita.
Mi irrita vedere tutto ridotto alle solite etichette: innocentisti, colpevolisti, televisione. Nessuna di queste parole spiega che cosa sia successo a un quadratino di stoffa. Eppure riescono sempre a occupare più spazio della domanda.
🕯️ Una condanna, due vite, una verità da cercare
🕯️ Bossetti ce l’ho nel cuore. Il pensiero che possa scontare una pena così enorme per un delitto che non ha commesso mi accompagna da tempo. È da qui che nasce la mia partecipazione a questa storia.
Yara resta al centro del racconto. Quegli indumenti erano suoi. Prima di diventare reperti, appartenevano alla vita di una ragazza che avrebbe dovuto poter crescere.
Il rispetto per lei passa anche dalla precisione con cui si ricostruisce ciò che è accaduto. Cercare la verità significa dare valore a ogni elemento che possa aiutarci a comprenderla.
⚖️ La fotografia del 31G-20 e le immagini dei test meritano attenzione. Le contestazioni presentate dalla difesa hanno un oggetto riconoscibile. Mi aspetto risposte altrettanto precise, perché dietro quelle sigle ci sono conseguenze umane che nessuno dovrebbe dimenticare.
Domande frequenti
Che cosa identifica la sigla 31G-20
Uno specifico frammento degli slip di Yara, ottenuto dalla suddivisione del tessuto in quadratini identificati singolarmente.
Qual è la contestazione di Capra sulla fotografia
Secondo il genetista della difesa, la presenza del frammento nella foto successiva è incompatibile con il trattamento distruttivo descritto e indica che quel campione non è stato utilizzato per ottenere il profilo di Ignoto 1.
Quali orari vengono confrontati
Le 09:17 della corsa elettroforetica e le 10:59:15 della fotografia, entrambe del 3 maggio 2011.
Che cosa viene contestato sui test degli abiti
La lettura di alcuni risultati registrati come negativi e la disponibilità dei dispositivi originali per ulteriori verifiche.
È accertato che i dispositivi siano stati distrutti
La loro distruzione non è stabilita dalle informazioni qui riportate. Non risultano tra i materiali visionati dalla difesa: la loro collocazione e destinazione devono essere chiarite.
💬 Guarda i servizi di Pelazza e raccontami nei commenti quale passaggio ti ha colpito di più. Su Quotidea continuerò a seguire questa storia e le risposte che arriveranno.