Via Poma: Simonetta Cesaroni e le ultime ore prima del delitto
Ci sono storie che, prima ancora di diventare casi giudiziari, sono semplicemente la storia di una persona che esce di casa convinta di tornarci qualche ora dopo.
Quella di Simonetta Cesaroni comincia così.
È martedì 7 agosto 1990. Roma è nel pieno dell’estate, molte persone sono già partite per le ferie e Simonetta ha vent’anni. Ne avrebbe compiuti ventuno a novembre.
Quella mattina va al lavoro come sempre. Nel pomeriggio ha ancora alcune pratiche da sistemare e poi, finalmente, anche per lei stanno per cominciare le ferie.
Non tornerà mai a casa.
Il suo corpo verrà trovato soltanto in tarda serata, all’interno di un ufficio al terzo piano di via Carlo Poma 2.
E forse, prima di parlare di sospettati, processi, DNA, sangue, portieri, telefonate misteriose e piste investigative che per più di trent’anni si sono sovrapposte una all’altra, dobbiamo fare una cosa molto più semplice.
Dobbiamo conoscere Simonetta.
Perché Via Poma non è il nome di un delitto.
Via Poma è il posto nel quale è stata uccisa Simonetta Cesaroni.
E questa differenza, almeno per me, conta moltissimo.
💬 Una nota personale
Quando comincio a ricostruire un caso così grande, ho sempre paura che la vittima finisca per scomparire dietro al mistero.
Di Via Poma abbiamo sentito parlare per decenni. Abbiamo imparato nomi, sospettati, ipotesi, assoluzioni e teorie. Ma prima di entrare in tutto questo voglio fermarmi su quella ragazza di vent’anni che il 7 agosto 1990 stava semplicemente cercando di terminare il proprio lavoro.
Perché prima di chiederci chi abbia ucciso Simonetta, dobbiamo capire che cosa accadde nelle sue ultime ore. E soprattutto dobbiamo capire quanto di quelle ore conosciamo davvero.
📌 In breve
Simonetta Cesaroni lavorava come segretaria contabile per la Reli Sas e svolgeva occasionalmente alcune giornate di lavoro presso gli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, AIAG, in via Carlo Poma 2 a Roma. Il pomeriggio del 7 agosto 1990 si recò proprio lì per completare alcune pratiche. La ricostruzione istituzionale colloca intorno alle 17:30 l’ultimo contatto nel quale Simonetta viene considerata ancora in vita, una telefonata di lavoro con la collega Luigia Berrettini, precisando però che esistono dubbi sull’esatto orario. Simonetta avrebbe dovuto successivamente telefonare al datore di lavoro Salvatore Volponi, ma quella chiamata non arrivò. La famiglia iniziò a cercarla e, intorno alle 23:30, il suo corpo venne trovato negli uffici di via Poma. Gli accertamenti medico legali collocarono la morte nel pomeriggio. Ma proprio la cronologia di quelle ore, apparentemente così semplice, contiene uno dei primi grandi problemi del caso.
📑 In questo articolo
🕯️ Chi era Simonetta Cesaroni
Simonetta Cesaroni era nata il 5 novembre 1969 e viveva con la famiglia nella zona Tuscolana di Roma.
Aveva conseguito il diploma di ragioneria e lavorava come segretaria contabile.
Nelle ricostruzioni che negli anni sono state fatte della sua vita ricorrono spesso parole come riservata, semplice, precisa.
Ma c’è un dettaglio che, forse, ci aiuta a comprenderla meglio di tanti aggettivi.
Simonetta lavorava. Aveva vent’anni, una famiglia che l’aspettava a casa, un fidanzato, una quotidianità e dei programmi.
Non era una figura destinata a diventare il volto di uno dei più famosi misteri italiani.
Era una ragazza all’inizio della propria vita.
Dal gennaio del 1990 lavorava presso la Reli Sas, uno studio commerciale che aveva tra i propri clienti anche l’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù.
Ed è attraverso questo rapporto professionale che Simonetta comincia a recarsi negli uffici dell’associazione in via Carlo Poma.
La relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta descrive infatti Simonetta come segretaria contabile della Reli Sas e precisa che collaborava occasionalmente anche con l’AIAG.
Questa distinzione sembra piccola.
In realtà più avanti diventerà importante.
Perché Simonetta non era una dipendente che trascorreva normalmente tutte le proprie giornate in quell’ufficio.
Via Poma era un luogo nel quale andava per svolgere uno specifico lavoro.
E il 7 agosto ci andò da sola.
☀️ Il 7 agosto 1990: un normale ultimo giorno di lavoro
Quella mattina Simonetta si reca alla Reli.
È praticamente l’ultimo giorno prima della pausa estiva.
Con Salvatore Volponi, suo datore di lavoro, vengono organizzate le ultime cose da fare e resta un compito: nel pomeriggio Simonetta dovrà andare negli uffici dell’AIAG per completare alcune pratiche contabili.
Poi potrà andare in ferie.
Proviamo a tenerlo a mente, perché quando conosciamo già la fine di una storia rischiamo di leggere ogni gesto precedente come un presagio.
Per Simonetta, invece, quello è semplicemente un martedì.
Nel pomeriggio esce di casa.
La sua automobile, una Fiat 126, è dal meccanico. La sorella Paola la accompagna quindi fino alla metropolitana di Subaugusta.
Da lì Simonetta deve raggiungere la fermata Lepanto e poi proseguire verso via Poma.
Le ricostruzioni collocano il suo arrivo negli uffici intorno alle 16.
Il complesso di via Carlo Poma 2 è grande, elegante, articolato in più edifici affacciati su un cortile interno.
L’ufficio nel quale deve lavorare Simonetta si trova al terzo piano della scala B, interno 7.
Ed è qui che la storia comincia a stringersi intorno a lei.
🏢 L’arrivo in via Poma
Quel pomeriggio gli uffici sono sostanzialmente vuoti.
È agosto.
Simonetta deve occuparsi di contabilità e dispone delle chiavi necessarie per entrare.
Non sappiamo ancora chi incontrerà.
Non sappiamo chi entrerà dopo di lei.
E soprattutto non sappiamo con certezza a che ora qualcosa interromperà quella normalissima giornata di lavoro.
Sappiamo però che Simonetta si mette al computer.
Sta lavorando.
E a un certo punto incontra un problema con alcuni dati contabili.
Ha bisogno di aiuto.
Ed è qui che entra nella storia Luigia Berrettini, dipendente dell’AIAG.
Quella telefonata diventerà uno dei punti utilizzati per stabilire fino a quale momento Simonetta fosse certamente viva.
Ma è proprio qui che dobbiamo cominciare a camminare con molta attenzione.

Perché l’orario che per anni abbiamo sentito ripetere come un dato quasi matematico non è affatto così semplice come sembra.
☎️ Le ultime telefonate e il primo grande problema
La ricostruzione generalmente accolta colloca l’ultimo contatto telefonico con Simonetta intorno alle 17:30.
La Commissione parlamentare lo definisce l’ultimo dato accertato capace di documentare Simonetta ancora in vita.
Ma nella stessa frase introduce una precisazione che personalmente trovo impossibile ignorare:
esistono dubbi sull’esatto orario.
E infatti, andando a confrontare le diverse ricostruzioni del caso, gli orari cominciano immediatamente a ballare.
Troviamo le 17:15.
Le 17:30.
Le 17:35.
E nelle ricostruzioni più dettagliate vengono descritte anche diverse telefonate legate al problema di lavoro che Simonetta stava cercando di risolvere.
⚠️ Attenzione all’orario dell’ultima telefonata
Non voglio scegliere un orario soltanto perché è quello ripetuto più spesso.
La stessa Commissione parlamentare d’inchiesta, pur utilizzando le 17:30 come riferimento, segnala esplicitamente l’esistenza di dubbi sull’esatta collocazione temporale della telefonata con Luigia Berrettini.
Altre ricostruzioni giornalistiche indicano le 17:15 o le 17:35.
Per questo, almeno fino a quando non entreremo nel dettaglio delle dichiarazioni e della documentazione telefonica, considero prudente parlare di un ultimo contatto collocato tradizionalmente intorno alle 17:30, non di un minuto indiscutibilmente accertato.
Affacciandomi seriamente allo studio di Via Poma, tra le tante ricostruzioni che ho letto ce n’è una che mi ha colpita in modo particolare: quella di Carmelo Lavorino.
Il criminologo studia Via Poma da decenni, è stato consulente di Federico Valle e ha collaborato anche alla difesa di Raniero Busco. Ha scritto diversi lavori dedicati al caso.
La sua posizione deve quindi essere raccontata per quello che è: una ricostruzione tecnica di parte che va verificata punto per punto, non una verità giudiziaria.
Ma ignorarla sarebbe altrettanto sbagliato.
Perché Lavorino mette in discussione proprio uno dei pilastri della cronologia.
In una ricostruzione pubblicata nel 2024, Lavorino mette nuovamente in discussione uno dei pilastri della cronologia tradizionale: secondo lui, l’omicidio non sarebbe avvenuto dopo le 18, ma prima delle 17, e proprio le telefonate avrebbero contribuito a spostare in avanti la ricostruzione temporale del delitto.
Capite che non stiamo discutendo di cinque minuti.
Stiamo parlando di una ricostruzione che, se fosse dimostrata, sposterebbe completamente la finestra temporale del delitto.
🧠💭 Ed eccola, la prima cosa che mi fa drizzare le antenne. Per anni l’ultima telefonata è stata utilizzata per dire: Simonetta a quell’ora era ancora viva. Ma se persino una relazione istituzionale ammette dubbi sull’orario, io una domanda devo farmela: quanto della finestra temporale nella quale abbiamo cercato l’assassino dipende da quella telefonata?
E ce n’è un’altra, ancora più scomoda.
Se qualcuno sostiene che quella telefonata sia avvenuta molto prima, non basta dirlo.
Bisogna dimostrarlo.
Ma vale anche il contrario.
Se per restringere l’orario dell’omicidio abbiamo bisogno di quella telefonata, quanto siamo sicuri dell’orario nel quale avvenne?
Questa domanda la mettiamo da parte.
Non perché sia secondaria.
Esattamente per il motivo opposto.
Ci torneremo.
⏰ La telefonata che Simonetta non farà mai
C’è poi un’altra chiamata.
Questa volta è una chiamata attesa.
Terminato il lavoro, Simonetta avrebbe dovuto mettersi in contatto con Salvatore Volponi.
Le ricostruzioni non sono perfettamente uniformi neppure sul minuto preciso: viene indicata generalmente una fascia intorno alle 18:20-18:30.
Quella telefonata non arriva.
Ed è uno di quei dettagli che diventano terribili soltanto dopo.
Perché in quel momento, per chi la sta aspettando, una telefonata mancata è semplicemente una telefonata mancata.
Nessuno può sapere cosa stia accadendo al terzo piano della scala B.
Simonetta non telefona.
Non torna a casa.
Passano le ore.
E la sua famiglia comincia a preoccuparsi.
🔎 La famiglia comincia a cercarla
Secondo la ricostruzione contenuta nella relazione parlamentare, intorno alle 21:30 l’assenza di Simonetta diventa abbastanza insolita da spingere i familiari a cercarla.
C’è però un problema molto concreto.
Bisogna capire dove si trovi esattamente l’ufficio nel quale Simonetta è andata a lavorare.
La sorella Paola si mette in movimento.
Con lei c’è Antonello Barone, il suo fidanzato.
Viene coinvolto Salvatore Volponi, che conosce naturalmente il lavoro svolto da Simonetta per l’AIAG.
Alla fine il gruppo raggiunge via Poma.
È ormai tarda sera.
La Commissione parlamentare colloca il loro arrivo alcuni minuti dopo le 23.
Ed è qui che compare un altro nome destinato a diventare enorme nella storia di Via Poma.
Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile.
O, più precisamente in quel momento, sua moglie.
È a lei che viene chiesto di permettere l’accesso all’appartamento dell’AIAG.
La porta viene aperta.
Entrano.
E ciò che trovano mette fine alla ricerca.
🕯️ Le 23:30: la porta si apre
Intorno alle 23:30, Simonetta viene trovata senza vita.
È all’interno dell’appartamento nel quale aveva lavorato quel pomeriggio.
Gli accertamenti medico legali collocheranno la morte nel pomeriggio del 7 agosto; la relazione parlamentare riporta una finestra compresa tra le 17:30 e le 18:30.
Simonetta presenta numerose ferite prodotte da uno strumento da punta e da taglio.
Saranno contate 29 lesioni.
Non entrerò ancora nei particolari.
Non perché non siano importanti.
Ma perché appartengono alla seconda fetta della nostra storia: la scena del crimine.
E quella scena merita di essere ricostruita senza fretta.
Perché non dobbiamo soltanto capire come venne trovata Simonetta.
Dovremo capire chi entrò, che cosa venne fotografato, che cosa venne repertato, che cosa fu toccato, che cosa sparì e quanto di quella scena possiamo ancora considerare leggibile oggi.
Prima, però, c’è qualcosa che non voglio lasciare indietro.
🧩 E se la cronologia fosse sbagliata

Arrivati fin qui sembrerebbe tutto abbastanza lineare.
Simonetta arriva verso le 16.
Lavora.
Telefona a una collega.
Non effettua la telefonata successiva a Volponi.
Viene uccisa.
La famiglia la cerca.
Alle 23:30 viene trovata.
Solo che Via Poma comincia immediatamente a insegnarci una cosa:
la linea retta esiste soltanto finché non guardiamo abbastanza da vicino.
Carmelo Lavorino sostiene da anni una ricostruzione radicalmente diversa e afferma che Simonetta sarebbe stata uccisa prima delle 16:50. In un’intervista pubblicata da Rai News ha ribadito esplicitamente questa posizione.
Non significa che abbia ragione.
E non la presenterò mai come una certezza soltanto perché mette in crisi la versione tradizionale.
Ma significa che dovremo andare a vedere su quali elementi costruisce quella conclusione.
Perché se l’ultima telefonata fosse stata collocata male, oppure se esistessero problemi nell’identificazione della persona che telefonò, cambierebbe una domanda fondamentale:
chi aveva la possibilità di trovarsi con Simonetta nel momento in cui fu uccisa?
⚖️ Quello che sappiamo e quello che dobbiamo ancora verificare
Possiamo considerare solidi alcuni punti:
- Simonetta lavorò negli uffici AIAG di via Poma il 7 agosto 1990;
- nel pomeriggio risultano comunicazioni telefoniche legate al lavoro;
- una telefonata successiva attesa da Salvatore Volponi non arrivò;
- la famiglia iniziò a cercarla in serata;
- Simonetta fu trovata morta negli uffici intorno alle 23:30.
Dobbiamo invece approfondire:
- l’orario esatto delle telefonate attribuite a Simonetta;
- la sequenza completa delle chiamate tra Simonetta, Berrettini e gli altri dipendenti AIAG coinvolti nel problema contabile;
- su quali elementi tecnici venga costruita la finestra temporale della morte;
- perché Lavorino ritenga possibile anticipare l’omicidio a prima delle 16:50;
- quali conseguenze avrebbe questa ipotesi sulla presenza delle persone nello stabile.
🧠💭 E io qui mi fermo davvero. Perché siamo appena entrati in Via Poma e abbiamo già un problema enorme. Se non siamo certi dell’ultima volta in cui Simonetta era viva, siamo davvero certi di avere cercato per tutti questi anni le persone giuste nella fascia oraria giusta?
Non ho ancora una risposta.
E soprattutto non voglio inventarmene una.
Prima dobbiamo entrare in quell’appartamento.
Dobbiamo guardare la stanza nella quale Simonetta è stata trovata.
Dobbiamo capire che cosa raccontava il suo corpo, quali tracce lasciò chi la uccise e che cosa accadde alla scena del crimine nelle ore e nei giorni successivi.
Perché se questa prima fetta ci ha lasciato una domanda sull’ora del delitto, la prossima rischia di lasciarcene molte di più su come furono cercate le risposte.
Domande frequenti
Chi era Simonetta Cesaroni
Simonetta Cesaroni aveva vent’anni e lavorava come segretaria contabile per la Reli Sas. Il 7 agosto 1990 si recò negli uffici dell’AIAG in via Carlo Poma 2, a Roma, per completare alcune pratiche prima delle ferie.
A che ora arrivò Simonetta in via Poma
Le ricostruzioni collocano il suo arrivo negli uffici intorno alle 16. Anche questo orario, come molti altri passaggi della giornata, va però letto all’interno di una cronologia che negli anni è stata più volte discussa e riesaminata.
Qual è l’ultima telefonata attribuita a Simonetta
La ricostruzione tradizionale colloca intorno alle 17:30 una telefonata di lavoro con Luigia Berrettini. La stessa documentazione istituzionale segnala però dubbi sull’esatto orario, motivo per cui è più prudente parlare di un ultimo contatto collocato indicativamente in quella fascia.
Perché Carmelo Lavorino contesta la cronologia tradizionale
Lavorino sostiene che alcuni elementi, comprese le telefonate, debbano essere riletti e che l’omicidio possa essere avvenuto prima di quanto indicato dalla ricostruzione tradizionale. È una tesi che va distinta dai fatti giudiziariamente accertati e verificata sulla base degli elementi tecnici da lui richiamati.
A che ora fu trovato il corpo di Simonetta
Simonetta venne trovata senza vita intorno alle 23:30 del 7 agosto 1990, all’interno degli uffici dell’AIAG in via Poma, dopo che la famiglia aveva iniziato a cercarla in serata.
Perché l’orario del delitto è così importante
Perché modificare la finestra temporale dell’omicidio significa modificare anche l’elenco delle persone che avrebbero potuto trovarsi nello stabile o avere la possibilità di incontrare Simonetta. È uno dei nodi che dovremo approfondire nelle prossime parti della ricostruzione.
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💬 Adesso la domanda passa a te
Dopo più di trent’anni, Via Poma continua a lasciarci davanti a una quantità impressionante di domande. E noi, in realtà, abbiamo appena cominciato.
Se non riusciamo a stabilire con assoluta certezza fino a che ora Simonetta fosse ancora viva, quanto possiamo essere sicuri che la finestra temporale utilizzata per ricostruire il delitto sia quella giusta? 🔎
E soprattutto: tra gli orari, le telefonate e le ricostruzioni che non coincidono perfettamente, qual è la prima cosa che ha fatto drizzare le antenne anche a te?
Raccontamelo nei commenti. Io intanto continuo a scavare, perché siamo appena entrati in via Poma e ho la sensazione che, da qui in avanti, il nostro caffè ci servirà parecchio. ☕