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Il water d’oro rubato in cinque minuti: il colpo assurdo a Blenheim Palace

Diciamoci la verità: se installi un water d’oro massiccio in uno dei palazzi più famosi d’Inghilterra e assicuri tutti che nessuno riuscirà mai a rubarlo perché è collegato alle tubature, stai praticamente sfidando l’universo.

E infatti l’universo ha risposto mandando cinque uomini, due veicoli rubati e almeno una mazza.

La storia che sto per raccontarvi sembra nata mescolando una rapina, una commedia inglese e una provocazione sull’arte contemporanea.

Invece è accaduto tutto davvero.

All’alba del 14 settembre 2019 una banda entrò a Blenheim Palace, il palazzo dell’Oxfordshire nel quale nacque Winston Churchill, strappò dall’impianto idraulico un water perfettamente funzionante realizzato in oro a 18 carati e sparì nel giro di circa cinque minuti.

Il water pesava 98 chili, era assicurato per circa 4,75 milioni di sterline e non è mai stato ritrovato.

Ma la parte che mi ha definitivamente convinta a raccontare questa storia è un’altra.

Uno degli uomini coinvolti, durante un sopralluogo effettuato il giorno precedente, aveva anche deciso di utilizzarlo.

Interrogato su quell’esperienza, la definì “splendida”.

Cioè, ma qua ci rendiamo conto?

Prima lo provi. Poi studi la serratura, fotografi la finestra e il giorno dopo qualcuno torna a rubarlo.

Praticamente una recensione a cinque stelle seguita da una rapina.

🧠💭 Io posso anche capire il fascino dell’oro.

Posso persino accettare che qualcuno abbia guardato quel water e abbia pensato: “Vale una fortuna”.

Ma per decidere di strappare quasi cento chili d’oro dalle tubature di un palazzo patrimonio dell’umanità serviva una sicurezza nei propri mezzi che io non ho neppure quando devo montare una mensola.

📌 In breve

Il 14 settembre 2019 una banda rubò da Blenheim Palace un water perfettamente funzionante realizzato in oro massiccio a 18 carati dall’artista italiano Maurizio Cattelan.

L’opera, intitolata America, pesava circa 98 chili, era assicurata per 6 milioni di dollari e si trovava nel palazzo soltanto da due giorni.

Il colpo durò circa cinque minuti. I ladri utilizzarono due veicoli rubati, sfondarono un accesso e strapparono il water dall’impianto idraulico, provocando un allagamento.

Nel 2025 James Sheen, Michael Jones e Frederick Doe sono stati condannati per ruoli differenti nel furto e nella successiva vendita dell’oro. Un quarto imputato, Bora Guccuk, è stato assolto.

Il water non è mai stato recuperato. Secondo il Crown Prosecution Service, sarebbe stato probabilmente smembrato o fuso e venduto poco dopo il furto.

🚽 Un water d’oro chiamato America

Partiamo da un punto importante.

Il water non era la scelta d’arredamento di qualche miliardario particolarmente creativo.

Era un’opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan, intitolata America.

Realizzata in oro massiccio a 18 carati, era stata installata per la prima volta nel 2016 in un bagno del Guggenheim Museum di New York.

E non si trattava di una scultura da ammirare restando educatamente dietro una corda.

Il water era collegato all’impianto idraulico e poteva essere realmente utilizzato dai visitatori, uno alla volta e sotto la sorveglianza del personale del museo.

Secondo la presentazione del Guggenheim, l’opera metteva in relazione la ricchezza estrema con una delle attività più ordinarie e universali dell’essere umano.

Davanti a quel water, almeno in teoria, ricchi, poveri, personaggi famosi e perfetti sconosciuti diventavano tutti uguali.

Perché puoi possedere oro, palazzi e titoli nobiliari. Ma alla fine il bagno ti serve comunque.

L’opera era quindi una provocazione sul lusso, sul potere, sul mercato dell’arte e sulla promessa americana secondo cui tutti dovrebbero avere le stesse opportunità.

Era stata definita anche “l’uno per cento per il novantanove per cento”: un oggetto legato alla ricchezza più sfacciata messo temporaneamente a disposizione del pubblico.

Più di centomila persone visitarono l’installazione a New York.

Poi, nel 2019, America attraversò l’Atlantico.

E il luogo scelto per la sua prima esposizione europea sembrava praticamente costruito intorno al significato dell’opera.

🏰 Perché il water si trovava a Blenheim Palace

Nel settembre 2019 Maurizio Cattelan portò alcune delle sue opere più celebri a Blenheim Palace per la mostra Victory is Not an Option.

Il palazzo è la residenza storica dei duchi di Marlborough, fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è il luogo nel quale nacque Winston Churchill.

Non era quindi propriamente “il palazzo di Churchill”, come spesso viene definito nelle cronache più veloci. Era però profondamente legato alla sua famiglia e alla sua storia.

La Blenheim Art Foundation spiegò che la mostra affrontava temi come l’identità nazionale, il potere e la personalità, mettendo le opere di Cattelan in dialogo con la storia politica e militare del palazzo.

America fu installata in una piccola stanza vicina agli appartamenti nei quali era nato Churchill.

Ancora una volta, i visitatori potevano utilizzarla davvero.

La permanenza nel bagno era limitata e il personale controllava l’ingresso, ma l’opera continuava a funzionare esattamente come un normale sanitario.

Normale, naturalmente, se ignoriamo i 98 chili d’oro.

Illustrazione del water d’oro America esposto in un bagno storico di Blenheim Palace
Il water d’oro America di Maurizio Cattelan fu esposto a Blenheim Palace come opera perfettamente funzionante. Sullo sfondo, un visitatore osserva con particolare interesse la finestra e la serratura. Ricostruzione illustrativa realizzata da Quotidea: la scena non riproduce persone o momenti reali.

📌 Il primo punto fermo

America non era semplicemente un water ricoperto da una patina dorata.

Era un’opera perfettamente funzionante realizzata in oro massiccio a 18 carati. Pesava circa 98 chili e il solo metallo, all’epoca del furto, aveva un valore stimato intorno ai 2,8 milioni di sterline.

Il valore assicurativo dell’opera era invece di circa 4,75 milioni di sterline.

🔐 Quel water che sembrava impossibile da rubare

Prima dell’apertura della mostra, qualcuno aveva sollevato una domanda piuttosto prevedibile.

Come sarebbe stato protetto un water d’oro massiccio da milioni di sterline?

Edward Spencer-Churchill, fondatore della Blenheim Art Foundation e fratellastro del duca di Marlborough, si mostrò tranquillo.

Spiegò che l’opera non sarebbe stata semplice da rubare, innanzitutto perché era collegata all’impianto idraulico.

Aggiungendo una battuta, disse anche che un eventuale ladro non avrebbe saputo chi l’avesse utilizzata per ultimo o cosa avesse mangiato.

Per questo non prevedeva di sorvegliarla personalmente.

E qui, col senno di poi, sentiamo partire tutti insieme la musica del disastro.

La mostra aprì il 12 settembre 2019.

Due giorni dopo, il water era sparito.

🧠💭 Quando qualcuno dice pubblicamente che un oggetto da quasi cinque milioni di sterline è difficile da rubare perché è attaccato alle tubature, da qualche parte un ladro potrebbe sentirsi personalmente chiamato in causa.

Evidentemente, questa volta, qualcuno aveva anche una mazza abbastanza grande per rispondere.

📸 I sopralluoghi e una prova molto personale

Il colpo non fu organizzato all’ultimo momento.

Nei giorni precedenti, Michael Jones visitò Blenheim Palace almeno due volte.

Secondo la ricostruzione del Crown Prosecution Service, durante il primo sopralluogo fotografò dall’interno una finestra che sarebbe poi stata utilizzata per entrare nell’edificio.

Il giorno prima del furto tornò al palazzo.

Questa volta fotografò il water, la serratura della porta del bagno e la stessa finestra vista dall’esterno.

In pratica aveva documentato:

  • l’opera da portare via;
  • la porta che proteggeva la stanza;
  • il possibile punto d’ingresso;
  • il percorso necessario per raggiungere il bagno.

Durante quella visita Jones decise anche di utilizzare personalmente l’opera.

In tribunale ammise di avere approfittato delle sue “funzioni” e descrisse l’esperienza come “splendida”.

E io continuo a pensare che questo sia uno dei dettagli più meravigliosamente assurdi mai entrati negli atti di un processo.

Tra fotografie, tabulati telefonici, DNA e immagini delle telecamere, è rimasta registrata anche la recensione del bagno.

Il problema, naturalmente, non era aver utilizzato il water.

Il problema erano tutte le altre fotografie.

Quelle immagini non somigliavano affatto ai normali ricordi di un visitatore affascinato dall’arte contemporanea.

Mostravano precisamente cosa prendere, quale ostacolo superare e da dove entrare.

🧠💭 A questo punto io mi sono fatta una domanda.

Quante persone saranno passate davanti a quell’uomo mentre fotografava finestre e serrature senza trovare il comportamento particolarmente strano?

Perché fotografare il water poteva ancora sembrare entusiasmo artistico. La serratura della porta, un po’ meno.

🔨 Il colpo durato cinque minuti

Poco prima delle cinque del mattino del 14 settembre 2019, due veicoli rubati raggiunsero Blenheim Palace.

Si trattava di una Volkswagen Golf e di un camioncino Isuzu.

I mezzi attraversarono i cancelli ed entrarono nella proprietà ad alta velocità.

Le immagini delle telecamere mostrarono cinque uomini coinvolti nell’operazione.

Alcuni di loro entrarono nel palazzo utilizzando mazze e un piede di porco, sfondarono un accesso e superarono una pesante porta di legno.

Poi raggiunsero il bagno.

Il water era collegato alle tubature, esattamente come era stato fatto notare prima dell’apertura della mostra.

Ma essere collegato alle tubature non significava essere impossibile da rimuovere.

Significava soltanto che, una volta strappato, avrebbe provocato un disastro.

La banda staccò il sanitario dai fissaggi, lo trascinò fuori dal palazzo e lo caricò su uno dei veicoli.

L’intero colpo durò circa cinque minuti e mezzo.

Cinque minuti e mezzo.

Io a volte impiego più tempo soltanto per capire dove ho messo le chiavi della macchina.

Questi entrarono in un palazzo storico, superarono porte e finestre, strapparono quasi cento chili d’oro dall’impianto idraulico e riuscirono pure a caricarli su un veicolo.

La rimozione del water provocò un allagamento e danneggiò l’edificio settecentesco.

Perché evidentemente non bastava portarsi via un’opera assicurata per quasi cinque milioni di sterline.

Bisognava pure lasciare il bagno aperto.

Ricostruzione illustrata dei ladri che trascinano il water d’oro fuori da Blenheim Palace
Il furto del water d’oro durò appena cinque minuti: i ladri strapparono l’opera dalle tubature, provocarono un allagamento e la trascinarono verso un veicolo pronto alla fuga. Ricostruzione illustrativa realizzata da Quotidea: la scena non riproduce persone o momenti reali.

⏱️ Come si svolse il colpo

  • la banda arrivò poco prima delle 5 del mattino;
  • furono utilizzati due veicoli rubati;
  • cinque uomini vennero ripresi dalle telecamere;
  • i ladri utilizzarono mazze e un piede di porco;
  • il water fu strappato dall’impianto idraulico;
  • il palazzo subì danni e un allagamento;
  • l’operazione durò circa cinque minuti.

🧬 Il water scomparve, le prove no

La banda riuscì a far sparire 98 chili d’oro.

Ma lasciò dietro di sé una quantità di tracce sorprendente per un colpo organizzato con tanta precisione.

Sul manico di una mazza abbandonata nel palazzo venne trovato il DNA di James Sheen, considerato uno degli organizzatori della rapina.

Il suo DNA fu individuato anche all’interno del camioncino Isuzu utilizzato durante il colpo.

Quando gli investigatori perquisirono la sua abitazione, sequestrarono inoltre un paio di pantaloni da tuta.

Sul tessuto furono trovati centinaia di minuscoli frammenti d’oro.

Le analisi stabilirono che quelle particelle erano indistinguibili dall’oro con cui era stata realizzata l’opera.

No, aspettate un momento, perché questa cosa me la dovete spiegare.

Riesci a far sparire un water d’oro da quasi cinque milioni di sterline, ma poi conservi in casa i pantaloni con i brillantini della refurtiva.

Questa non è una prova. È praticamente il water che continua a testimoniare in forma di polvere.

Le indagini non si fermarono alle tracce biologiche.

La polizia esaminò centinaia di ore di filmati, raccolse più di duemila dichiarazioni, sequestrò dispositivi elettronici e arrestò complessivamente dodici persone durante le diverse fasi dell’inchiesta.

Il lavoro della Procura fu ancora più imponente.

Nel comunicato pubblicato dopo le condanne, il Crown Prosecution Service ha riferito di avere esaminato quasi 30.000 pagine di prove, comprese fotografie, messaggi e ore di registrazioni vocali recuperate dal telefono di Sheen.

E fu proprio il telefono a raccontare cosa sarebbe accaduto dopo il furto.

💰 “Ho una macchina”: i messaggi in codice sull’oro

Rubare un’opera tanto riconoscibile poneva un problema evidente.

Il water non poteva essere esposto in salotto, venduto tranquillamente a un collezionista o pubblicato su internet con la descrizione:

“Sanitario usato pochissimo, oro massiccio, lievi danni alle tubature, ritiro a carico dell’acquirente.”

Per ricavare denaro dal colpo, bisognava trasformare l’opera in qualcosa di molto meno riconoscibile.

Secondo l’accusa, nei giorni successivi Sheen contattò Frederick Doe, conosciuto anche come Frederick Sines, che aveva rapporti professionali con il settore degli orologi di lusso e con alcuni operatori di Hatton Garden, il celebre distretto londinese dei gioiellieri.

Nei messaggi i due non parlavano apertamente del water.

Utilizzavano la parola “macchina”.

In una conversazione Sheen annunciò di avere qualcosa che poteva interessare Doe. Quest’ultimo rispose che avrebbe potuto vendere quella “macchina” in pochissimo tempo.

I messaggi contenevano anche il riferimento a “26 e mezzo”.

Secondo la Procura, quella cifra indicava un prezzo di 26.500 sterline per ogni chilo d’oro.

E qua la macchina aveva decisamente troppi tubi e nessuna ruota.

Il linguaggio in codice, le quantità discusse e le tracce recuperate dal telefono aiutarono gli investigatori a ricostruire i tentativi di vendita.

Ma l’opera non venne mai trovata.

📌 Cosa indicavano i messaggi

Secondo la ricostruzione presentata dalla Procura, la parola “macchina” veniva utilizzata per parlare dell’oro rubato.

Il riferimento a “26 e mezzo” avrebbe indicato un possibile prezzo di 26.500 sterline al chilo.

Questa interpretazione non nasce da una semplice curiosità giornalistica: fu parte delle prove esaminate nel procedimento per ricostruire il tentativo di trasferire e vendere i beni di provenienza criminale.

⚖️ Le condanne arrivate nel 2025

Dopo un’indagine durata anni, il caso arrivò finalmente davanti all’Oxford Crown Court.

James Sheen si dichiarò colpevole di furto con scasso, associazione finalizzata alla conversione o al trasferimento di beni criminali e trasferimento di beni di provenienza criminale.

Nel giugno 2025 fu condannato a quattro anni di carcere.

La pena dovrà essere scontata dopo quella di oltre diciannove anni che Sheen stava già scontando per altri reati, tra i quali attacchi a sportelli automatici, una frode e il furto in un museo.

Michael Jones fu riconosciuto colpevole di furto con scasso e condannato a 27 mesi di carcere.

Sul suo ruolo esiste però una distinzione importante.

Il comunicato pubblicato dal Crown Prosecution Service dopo il verdetto lo descriveva come presente la notte del furto.

Al momento della condanna, invece, il giudice Ian Pringle precisò di non poter essere certo che Jones fosse materialmente uno dei cinque uomini entrati nel palazzo.

Non aveva però dubbi sul fatto che avesse svolto i sopralluoghi, individuato il punto d’ingresso e studiato il percorso più rapido per raggiungere il water e portarlo fuori.

In altre parole, poteva non essere stato lui a impugnare la mazza quella notte.

Ma il giudice ritenne provato il suo contributo alla preparazione del colpo.

Frederick Doe fu riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al trasferimento di beni criminali.

Ricevette una pena di 21 mesi, sospesa per due anni, e l’obbligo di svolgere 240 ore di lavoro non retribuito.

Il giudice considerò limitato il suo ruolo e osservò che non risultava avesse ottenuto un guadagno personale.

Un quarto imputato, Bora Guccuk, fu assolto.

⚖️ Chi è stato condannato

  • James Sheen: quattro anni di carcere per il furto e per le operazioni legate al trasferimento dell’oro;
  • Michael Jones: 27 mesi di carcere per il suo contributo al furto, in particolare attraverso i sopralluoghi;
  • Frederick Doe: 21 mesi con pena sospesa e 240 ore di lavoro non retribuito per il tentativo di trasferire i beni criminali;
  • Bora Guccuk: assolto.

Le condanne, però, non hanno chiuso ogni domanda.

Le telecamere mostrarono cinque uomini durante il colpo, ma non tutti sono stati identificati e portati davanti a un tribunale.

E soprattutto non è stato recuperato neppure un pezzo riconoscibile del water.

🔍 Che fine ha fatto il water d’oro

Questa è la parte della storia sulla quale dobbiamo essere molto precisi.

Il water non è mai stato recuperato.

Gli investigatori ritengono probabile che sia stato rapidamente smembrato, fuso e venduto a peso.

I frammenti trovati sui pantaloni di Sheen e i messaggi relativi a un prezzo per ogni chilo sostengono questa ricostruzione.

Ma nessuno ha ritrovato il metallo necessario per dimostrare dove sia finito tutto l’oro.

La polizia non ha escluso che una parte possa essere stata trasferita fuori dal Regno Unito. Le autorità hanno inoltre proseguito le ricerche di beni e oggetti di lusso eventualmente acquistati attraverso i proventi del furto.

Non sappiamo però chi abbia comprato materialmente l’oro, in quali quantità sia stato distribuito e se una parte sia ancora nascosta da qualche parte.

Io posso pure accettare che un water venga fuso.

Ma quando parliamo di 98 chili d’oro, la domanda me la dovete far fare:

possibile che siano riusciti davvero a farli sparire tutti?

Da qualche parte potrebbero esserci gioielli, lingotti, orologi o altri oggetti realizzati con l’oro di America.

Qualcuno potrebbe persino indossarne un frammento senza conoscere la sua provenienza.

E questa è l’immagine che più mi è rimasta in testa.

Un’opera d’arte nata per prendere in giro l’ossessione per il denaro potrebbe essere stata distrutta e trasformata proprio in merce da vendere.

Hanno rubato un water che parlava della ricchezza.

Poi, per impossessarsi della ricchezza, potrebbero avere distrutto il water.

Se Cattelan avesse progettato intenzionalmente questo finale, forse gli avremmo detto che aveva esagerato con la metafora.

🧠💭 Alla fine il furto potrebbe essere diventato l’ultimo capitolo involontario dell’opera.

Un water d’oro creato per parlare di potere, disuguaglianza e valore è stato ridotto, probabilmente, al solo valore del metallo.

E la satira sull’avidità è stata completata dai ladri.

🧾 Cosa sappiamo e cosa resta un’ipotesi

La storia è talmente assurda che è facile mescolare fatti dimostrati, conclusioni giudiziarie e ipotesi investigative.

Proviamo quindi a rimettere ordine.

📚 I fatti documentati

  • America era un water funzionante realizzato in oro massiccio a 18 carati;
  • pesava circa 98 chili ed era assicurato per 6 milioni di dollari;
  • fu rubato da Blenheim Palace il 14 settembre 2019;
  • il colpo durò circa cinque minuti;
  • cinque uomini furono ripresi dalle telecamere;
  • furono utilizzati due veicoli rubati;
  • la rimozione provocò un allagamento e danni al palazzo;
  • il DNA di James Sheen fu trovato su una mazza e nel camioncino utilizzato durante il colpo;
  • sui suoi pantaloni furono individuati frammenti d’oro compatibili con quello dell’opera;
  • James Sheen, Michael Jones e Frederick Doe sono stati condannati;
  • Bora Guccuk è stato assolto;
  • il water non è mai stato recuperato.

🕵️ La ricostruzione ritenuta più probabile

  • l’opera sarebbe stata smembrata poco dopo il furto;
  • l’oro sarebbe stato fuso oppure venduto in pezzi;
  • una parte del metallo potrebbe essere stata trasferita fuori dal Regno Unito;
  • le conversazioni sulla “macchina” e sul prezzo di “26 e mezzo” riguarderebbero la vendita dell’oro a peso.

Questi elementi derivano dalla ricostruzione dell’accusa e dalle conclusioni investigative. Non essendo stato recuperato il water, non conosciamo però tutti i passaggi attraverso i quali l’oro venne trasformato, distribuito o venduto.

🎭 Quando la realtà completa l’opera d’arte

Io ero partita ridendo all’idea di qualcuno che entra in un palazzo e porta via un water d’oro.

Poi ho trovato due sopralluoghi, fotografie delle serrature, veicoli rubati, mazze, DNA, filmati, messaggi in codice e quasi trentamila pagine di prove.

Quindi no, non fu un colpo improvvisato da cinque uomini che una mattina si svegliarono con un’improvvisa esigenza di rinnovare il bagno.

Fu una rapina pianificata.

Eppure conserva qualcosa di irresistibilmente comico.

C’è l’opera provocatoria che poteva essere realmente utilizzata.

C’è il sopralluogo con prova personale.

C’è la sicurezza fondata sul fatto che il water fosse collegato alle tubature.

C’è una fuga durata pochi minuti e un palazzo lasciato allagato.

E poi ci sono quasi cento chili d’oro che sembrano essersi dissolti nel nulla.

No, scusatemi, ma gli sceneggiatori qui potevano prendersi una giornata libera. Aveva già fatto tutto la realtà.

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Domande frequenti

Quando fu rubato il water d’oro?

Il water fu rubato da Blenheim Palace poco prima delle cinque del mattino del 14 settembre 2019, due giorni dopo l’apertura della mostra dedicata a Maurizio Cattelan.

Chi aveva realizzato il water d’oro?

L’opera, intitolata America, era stata realizzata dall’artista italiano Maurizio Cattelan.

Il water funzionava davvero?

Sì. Era collegato all’impianto idraulico e poteva essere utilizzato dai visitatori, sia durante l’esposizione al Guggenheim di New York sia a Blenheim Palace.

Quanto pesava?

Il water pesava circa 98 chili ed era realizzato in oro massiccio a 18 carati.

Quanto valeva il water d’oro?

Il valore del solo metallo era stimato intorno ai 2,8 milioni di sterline. L’opera era assicurata per circa 4,75 milioni di sterline, equivalenti all’epoca a 6 milioni di dollari.

Quanto durò il furto?

Il colpo durò circa cinque minuti e mezzo. I ladri entrarono con due veicoli rubati, rimossero il water e fuggirono prima dell’arrivo della polizia.

È vero che uno dei ladri aveva utilizzato il water?

Michael Jones ammise di avere utilizzato l’opera durante un sopralluogo effettuato il giorno precedente al furto e descrisse l’esperienza come “splendida”.

Quante persone parteciparono alla rapina?

Le telecamere di sorveglianza ripresero cinque uomini durante il colpo. Non tutti sono stati identificati e processati.

Chi è stato condannato?

Nel 2025 sono stati condannati James Sheen, Michael Jones e Frederick Doe per ruoli differenti nel furto e nella vendita dell’oro. Bora Guccuk è stato assolto.

Il water d’oro è stato ritrovato?

No. L’opera non è mai stata recuperata. Gli investigatori ritengono probabile che sia stata smembrata o fusa e che l’oro sia stato venduto, ma non è stato possibile ricostruire con certezza la destinazione di tutto il metallo.

💬 La domanda che lascio a voi

Alla fine di questa storia continuo a pensare al dettaglio più assurdo.

Non al water utilizzato durante il sopralluogo.

Non alla battuta sulla sicurezza.

Neppure al fatto che cinque uomini siano riusciti a completare il colpo in circa cinque minuti.

Continuo a pensare a quei 98 chili d’oro mai recuperati.

Se l’opera è stata davvero fusa, oggi potrebbe essere diventata qualsiasi cosa.

Un bracciale.

Un orologio.

Un lingotto nascosto in un deposito.

Oppure decine di oggetti diversi, venduti a persone che non conosceranno mai la loro provenienza.

Quante persone potrebbero avere in casa un pezzo del water d’oro rubato a Blenheim Palace senza saperlo?

Io non lo saprò mai.

Ma una cosa ormai mi sembra chiara.

Puoi collegare un’opera alle tubature, installarla in un palazzo patrimonio dell’umanità e assicurare tutti che non sarà facile portarla via.

Da qualche parte ci sarà sempre qualcuno disposto a presentarsi con un camion e una mazza.

🧠💭 C’è una frase che dice: «Il water dev’essere stato inventato da qualcuno che non sapeva nulla degli uomini».

Non so chi l’abbia pronunciata per primo, ma dopo questa storia mi sembra quasi profetica.

Perché qualcuno costruì un water d’oro, qualcun altro pensò che le tubature bastassero a proteggerlo e cinque uomini impiegarono appena cinque minuti a dimostrare il contrario.

Il water non è mai stato ritrovato. Sugli uomini, invece, alla fine abbiamo scoperto fin troppo.

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