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Da Bossetti a Garlasco: il Mostro al Pubblico

Dal video del furgone di Bossetti alle carte dei RIS su Stasi: immagini, parole e domande su come si costruisce un colpevole agli occhi del pubblico.

Quando ci si appassiona alla cronaca nera, si finisce per leggere, informarsi e studiare tanti casi. Alcuni hanno particolari talmente assurdi da sembrare inventati. E invece sono storie vere, con persone vere e conseguenze che non finiscono quando spegniamo la televisione.

🔎 Poi ci sono quei casi che mi lasciano addosso un senso di inquietudine. Sul blog ho scritto del Mostro di Firenze, di via Poma, di Emanuela Orlandi e dell’attualissimo caso Garlasco. Storie diverse, ma che spesso mi riportano alla stessa domanda: quanto di quello che crediamo di sapere nasce dai fatti e quanto dal modo in cui ci vengono raccontati?

🔎 È stato proprio il caso Garlasco a riportarmi su queste domande. Le notizie emerse nelle ultime settimane sul lavoro dei RIS, sui documenti delle prime indagini e sull’accesso della difesa ai dati scientifici mi hanno fatto ripensare al caso Bossetti. E, soprattutto, al modo in cui un uomo accusato di omicidio viene presentato al pubblico.

🎥 Leggo quelle notizie e penso a Massimo Bossetti. Non perché i due casi siano uguali, ma perché mi torna in testa un’immagine: il mostro consegnato al pubblico, prima ancora che il pubblico possa capire davvero che cosa sta guardando.

📌 In breve

Massimo Bossetti e Alberto Stasi sono stati condannati in via definitiva. Questo articolo confronta alcuni aspetti del racconto pubblico dei due casi: il video del furgone diffuso alla stampa, la valutazione psicologica su Stasi senza data e firma, le difficoltà di accesso ai dati dei RIS e il nuovo diniego alle analisi chieste dalla difesa di Bossetti. Le critiche e le convinzioni personali dell’autrice sono distinte dai fatti riportati dalle fonti.

🎥 Costruire il mostro

Nel caso di Massimo Bossetti se ne sono dette tante. Ma una delle immagini più potenti consegnate all’opinione pubblica è stata quella del furgone: un mezzo chiaro che passa e ripassa nei dintorni della palestra frequentata da Yara.

Quel video era già suggestivo. A renderlo ancora più potente fu la sua ripetizione nei telegiornali, sui siti dei giornali, nelle trasmissioni televisive. Lo guardavi una volta, poi un’altra, poi un’altra ancora. E intanto quelle immagini diventavano sempre più familiari.

Ripresa notturna di una telecamera di sorveglianza con un autocarro chiaro dietro una recinzione e il logo dei Carabinieri.
Un fotogramma del video diffuso nel caso Bossetti, con il logo dei Carabinieri. L’attribuzione dei diversi passaggi al suo mezzo è uno dei punti discussi nell’articolo.

🎥 A forza di vederlo, quel furgone sembrava raccontare una storia da solo. Ma una storia raccontata bene e una ricostruzione dimostrata sono la stessa cosa?

C’erano il DNA nucleare di Ignoto 1, attribuito a Bossetti e individuato sugli slip e sui leggings secondo gli accertamenti accolti dai giudici, e gli altri elementi presentati dall’accusa. Anche qui, però, bisogna fermarsi sulle parole.

Si parlò di calce, di microsfere metalliche e di fibre tessili. Tre elementi diversi, che nel racconto pubblico potevano finire per sovrapporsi: Yara, un ambiente di lavoro, un muratore, il suo furgone.

La calce rilevata nelle lesioni e sugli indumenti venne interpretata nelle motivazioni d’appello come un elemento collegabile alla frequentazione di ambienti edili. Non identificava, da sola, un particolare cantiere o un determinato muratore.

Per le sferette metalliche vennero effettuati confronti con quelle rinvenute nel mezzo di Bossetti; per le fibre tessili si parlò di compatibilità con i rivestimenti dei sedili. Nella cronaca della deposizione di Lago del 30 ottobre 2015, il confronto fra le particelle veniva presentato come un sostegno all’ipotesi di un trasferimento dal sedile.

La difesa contestò queste conclusioni. L’avvocato Claudio Salvagni, in una successiva intervista a Oggi, richiamò anche la differenza di composizione fra le sferette rinvenute sul furgone e quelle trovate su Yara.

Non possiamo dunque riassumere tutto con una generica sostanza identica trovata sulla vittima e nel mezzo. Bisogna distinguere i reperti, i risultati dei confronti e il significato attribuito loro dalle parti e dai giudici.

🔎 Quante persone ricordano queste distinzioni? E quante ricordano soltanto: «Era il suo furgone»?

🎥 Poi arrivava il video. E nella mia lettura del racconto mediatico tutto sembrava incastrarsi: il predatore che gira intorno alla preda, aspettando il momento giusto per colpire. Una scena che ti resta in testa. Anche quando i dettagli che dovrebbero sostenerla sono molto meno semplici.

📄 Il documento su Alberto Stasi

Nel caso di Alberto Stasi, un altro documento mi ha fatto tornare su questo meccanismo.

Nelle ultime settimane è emersa una valutazione psicologica di tredici pagine, priva di data e firma autografa, con un’intestazione che riporta il nome della dottoressa Alessandra Bramante, psicologa e criminologa clinica.


Pagina della valutazione psicologica su Alberto Stasi con un elenco di giudizi sulla personalità e sul rapporto con Chiara Poggi.
Una pagina del documento di valutazione psicologica su Alberto Stasi: le espressioni riportate sono giudizi contenuti nel testo, non diagnosi accertate. Tocca l’immagine per aprirla a dimensione intera in una nuova scheda.

Come ha riferito ANSA il 5 ottobre, il documento prende in esame i verbali delle dichiarazioni rese da Stasi nell’agosto 2007. La professionista, interpellata dalla redazione di Ore 14, ha negato di aver redatto un suo profilo personologico.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, quella valutazione non sarebbe stata richiesta dalla Procura titolare dell’indagine né depositata all’epoca nel procedimento. Il riferimento a verbali coperti dal segreto investigativo aggiunge una domanda sulla loro circolazione: chi ebbe accesso a quelle dichiarazioni, con quale incarico e per quale finalità?

📄 Io leggo quelle pagine e penso a una velina. Non perché sia dimostrato che fossero destinate alla stampa, ma per il linguaggio: freddezza, controllo, manipolazione. Parole che sembrano già pronte per diventare etichette.

🔎 Chi si occupa di comunicazione sa quanto pesano le parole. Query, parole chiave, keyword: formule brevi che fissano un’immagine nella testa di chi legge. Qui la mia impressione è quella di trovarmi davanti a un ritratto già confezionato. E quando un’etichetta si incolla a una persona, toglierla diventa molto più difficile che appiccicarla.

Il documento, da solo, non dimostra che quelle espressioni siano state trasmesse ai media o abbiano influenzato il loro racconto. Restano però da chiarire la sua origine, la sua attribuzione e l’uso che ne venne fatto.

⚖️ Chi ha scritto quelle pagine? A chi erano destinate? Quale valore poteva avere una valutazione senza firma e senza data? Prima di valutare la personalità di un uomo, forse dovremmo riuscire almeno a identificare chi lo stava valutando.

🎞️ Le esigenze di comunicazione

Torniamo al video del furgone.

Nell’udienza del 30 ottobre 2015, il colonnello Giampietro Lago venne interrogato anche sul filmato diffuso alla stampa. La cronaca pubblicata da Prima Bergamo pochi giorni dopo riporta questa risposta:

«È stato fatto per esigenze di comunicazione. È stato dato alla stampa».

Nel dicembre 2016 venne archiviato il procedimento a carico di Lago aperto dopo la querela di Bossetti. Secondo la ricostruzione del Corriere, il giudice rilevò che le immagini provenivano effettivamente dalle telecamere di sorveglianza e non ravvisò i reati contestati.

💬 Sui social, anche in privato, diverse persone mi hanno fatto un’obiezione: Lago parlò di esigenze di comunicazione, non ammise che il video fosse falso.

La distinzione è corretta. Montare immagini autentiche non significa automaticamente falsificarle.

🎥 Ma questo risponde davvero alla mia domanda? Un filmato può essere composto da immagini vere e lasciare comunque una convinzione più netta di quanto quelle immagini consentano?

Il problema è il grado di certezza con cui si attribuiscono i diversi passaggi allo stesso mezzo. La cronaca dell’udienza riferisce una contestazione della difesa proprio su questo punto e ricostruisce valutazioni differenti fra RIS e ROS.

Dire che non tutti i passaggi erano identificabili con la stessa sicurezza è diverso dal dire che ritraessero certamente altri furgoni. Ma è diverso anche dal mostrarli come se l’identificazione fosse ugualmente certa per ciascuno.

🔎 E allora quella frase continua a fermarmi: «esigenze di comunicazione». Che cosa bisognava comunicare, esattamente? Gli elementi dell’indagine, con i loro limiti, oppure una ricostruzione che davanti alla televisione sembrava già completa?

🎥 Non conosco le intenzioni di chi realizzò e diffuse il filmato. Conosco però l’impressione che mi lasciò: un uomo che cercava la sua preda. Ed è proprio quella impressione che voglio mettere in discussione.

👁️ L’arresto e i miei primi dubbi

I miei dubbi erano cominciati prima. Dal video dell’arresto di Massimo Bossetti nel cantiere di Seriate, avvenuto il 16 giugno 2014.

👁️ Io vedo un uomo al lavoro, l’arrivo delle forze dell’ordine, la concitazione. Bossetti mi appare spaesato. Nei suoi movimenti non leggo una fuga: mi sembra che cerchi il percorso per scendere.

È la mia interpretazione delle immagini. Il filmato di un arresto non può stabilire se una persona abbia commesso un omicidio, né l’impressione di chi guarda può sostituire gli accertamenti.

👁️ Può però farci interrogare sul modo in cui una persona viene presentata. Sulle parole che accompagnano i suoi movimenti. Su quanto quelle parole condizionino ciò che crediamo di vedere.

È da lì che è nato il disagio che ho raccontato anche nell’articolo “Caso Yara, perché credo nell’innocenza di Massimo Bossetti”.

⚖️ Non pretendo che tutti abbiano avuto la mia stessa impressione. Ma davanti a un arresto dovremmo vedere una persona accusata di un reato. Io ho avuto la sensazione che al pubblico fosse già stato consegnato il mostro.

⚖️ Una condanna deve chiudere anche le domande?

Il 5 ottobre 2026, la difesa di Bossetti ha chiesto nuovi accertamenti sui reperti. La pubblico ministero Letizia Ruggeri e i legali della famiglia Gambirasio si sono opposti. A respingere l’istanza è stata la Corte d’Assise di Bergamo.

Ho raccontato la decisione e le motivazioni riportate dalla stampa nell’articolo “Bossetti: l’ennesimo NO”. Qui voglio fermarmi sulle domande che quella decisione mi lascia.

⚖️ Alla PM Ruggeri vorrei chiedere: quali ragioni concrete rendono inopportuni questi accertamenti? E come si risponde a chi, davanti all’ennesima opposizione, si domanda quale spazio resti per mettere alla prova le conclusioni dell’accusa?

Una richiesta della difesa non comporta automaticamente l’autorizzazione a un esame. Esistono regole, limiti e valutazioni sulla rilevanza degli accertamenti. L’opposizione del pubblico ministero, da sola, non dimostra un reato.

Secondo la ricostruzione di ANSA, era stata consentita la visione dei reperti, senza autorizzare nuove analisi, nei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024.

🔎 Vedere e analizzare sono due cose diverse. Posso guardare una pagina quanto voglio: se il dubbio riguarda ciò che contiene, prima o poi devo poter andare oltre la copertina.

⚖️ È questo che mi inquieta: la sensazione di vedere Bossetti murato dentro una condanna, mentre i suoi avvocati continuano a chiedere gli strumenti per contestarla. Non sto dicendo che non abbia avuto una difesa. Sto chiedendo quanto possa essere efficace, oggi, una difesa che non ottiene le verifiche che ritiene necessarie.

📂 A Garlasco, le carte sono arrivate dopo anni

È qui che torno ad Alberto Stasi.

Le carte dei RIS acquisite dalla Procura di Pavia hanno riportato al centro dell’attenzione l’accesso ai dati scientifici originali. In questo caso si tratta del materiale richiesto dalla difesa di Stasi, non da quella di Bossetti.

Il consulente Stefano Linarello ha riferito di otto richieste avanzate a partire dal 2017, spiegando che i dati furono consegnati alla Procura nel novembre 2025 e successivamente ottenuti dalla difesa attraverso il deposito degli atti della nuova indagine. Il suo racconto è riportato in questo approfondimento sulle richieste dei dati grezzi.

Le comunicazioni del 2018 ricostruite da Open mostrano inoltre che Lago, allora comandante dei RIS di Parma, chiese pareri ai vertici dell’Arma sulle risposte da dare alla difesa e sulle possibili contestazioni legali legate ai dinieghi.

📂 Otto richieste. Mi fermo su questo numero perché dietro non ci sono soltanto lettere, protocolli e risposte. Ci sono anni trascorsi a cercare materiale con cui verificare un’accusa.

🔎 Come può una difesa controllare fino in fondo un risultato scientifico se non riesce a ottenere i dati da cui quel risultato è stato ricavato? Deve fidarsi delle conclusioni e basta? E allora il controllo della prova che cosa diventa?

Non ogni documento emerso dimostra l’innocenza di Stasi. Non ogni ritardo dimostra un illecito. L’arrivo di materiale richiesto da anni rende però indispensabile ricostruire che cosa fosse disponibile, a chi, e perché non fosse stato consegnato prima.

⚖️ Io voglio che eventuali responsabilità vengano accertate, anche quando riguardano chi conduce le indagini. Se emergono condotte illecite, devono essere valutate nelle sedi competenti. Una funzione pubblica comporta responsabilità: non può essere uno scudo contro le domande.

⚖️ La frase di Nicolas Bossetti

Nell’intervista a Ore 14 Sera, ripresa da RaiNews il 9 ottobre, Nicolas Bossetti ha chiesto per suo padre la possibilità di effettuare nuovi accertamenti, richiamando le opportunità concesse in altri casi.

Partendo dal principio «la legge è uguale per tutti», ha detto che sotto bisognerebbe aggiungere:

«Non tutti sono uguali per la legge».

È il giudizio di un figlio sulla vicenda del padre, non un accertamento giudiziario sulla disparità di trattamento. Ma racchiude il senso di ingiustizia che ha espresso nell’intervista.

⚖️ Quella frase mi è rimasta addosso. Perché una garanzia scritta è rassicurante. Capire come funzioni quando sei tu ad averne bisogno, quando ogni risposta pesa sulla tua vita, è molto meno rassicurante.

💬 Una nota personale

⚖️ Io credo nell’innocenza di Massimo Bossetti e di Alberto Stasi. È la mia convinzione, distinta dalle condanne definitive. Non pretendo che un laboratorio restituisca il risultato che spero: voglio che le richieste di verifica siano affrontate con ragioni solide, comprensibili e controllabili. Anche quando quelle ragioni vanno contro ciò che penso.

🔎 Costruire il mostro agli occhi del pubblico può richiedere poche immagini e le parole giuste. Accorgersi di aver sbagliato, se si è sbagliato, può richiedere anni. E quegli anni li vive una persona.

⚖️ Per questo continuo a parlarne. Per Massimo Bossetti e Alberto Stasi, per Yara Gambirasio e Chiara Poggi. Per le persone che aspettano risposte e per una verità che non dovrebbe aver bisogno di porte chiuse per reggere.

📚 Domande frequenti

Il video del furgone di Bossetti era composto da immagini inventate

No. Nell’archiviazione del procedimento a carico di Lago, secondo la cronaca del provvedimento, il giudice rilevò che le immagini provenivano dalle telecamere di sorveglianza. La controversia riguarda anche il montaggio destinato alla stampa e il grado di certezza nell’attribuzione dei diversi passaggi al mezzo di Bossetti.

Chi ha respinto la richiesta di nuove analisi sui reperti di Yara

La Corte d’Assise di Bergamo, il 5 ottobre 2026. La pubblico ministero Letizia Ruggeri e i legali della famiglia Gambirasio si erano opposti alla richiesta della difesa.

La valutazione psicologica su Stasi è firmata da Alessandra Bramante

Il documento emerso è privo di data e firma autografa e presenta un’intestazione con il nome della professionista. Bramante ha negato alla redazione di Ore 14 di aver redatto un profilo personologico di Stasi.

A chi si riferiscono le otto richieste dei dati dei RIS

Alla difesa di Alberto Stasi. Il numero è stato riferito dal suo consulente Stefano Linarello in relazione alle richieste dei dati grezzi avanzate a partire dal 2017.

💬 Quanto possiamo fidarci di un’immagine pubblica, se per controllare ciò che la sostiene servono anni?

💬 Scrivi nei commenti quale passaggio ti lascia più domande e condividi l’articolo se ritieni importante discuterne. Confrontiamoci sui fatti e sui documenti, anche quando arriviamo a conclusioni diverse.

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