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Garlasco, il mistero dell’Estathé nella pattumiera

Garlasco: il confronto tra le fotografie della pattumiera e il mistero del brick Estathé

A volte basta una fotografia per cambiare il modo in cui guardiamo un’intera indagine.

Nel caso Garlasco, quelle fotografie sono tre.

Sono state scattate tra il 3 ottobre 2007 e il 16 aprile 2008 e mostrano sempre la stessa pattumiera di Garlasco, rimasta nella villetta di via Pascoli dopo l’omicidio di Chiara Poggi.

Per anni quelle immagini sono rimaste tra le migliaia di pagine del fascicolo processuale, senza attirare l’attenzione che stanno ricevendo oggi.

Negli ultimi giorni il giornalista Luigi Grimaldi le ha messe una accanto all’altra, riportando il dibattito su un particolare che fino a poco tempo fa era rimasto quasi inosservato: il famoso brick di Estathé.

Ma osservando quel confronto con calma mi sono resa conto di una cosa.

Forse il vero protagonista di questa storia non è il brick di tè freddo. È la pattumiera che lo contiene.

In questo approfondimento ricostruisco il confronto tra le fotografie, il verbale del 5 dicembre 2007, il video del repertamento del 16 aprile 2008 e le dichiarazioni emerse negli ultimi giorni, distinguendo ciò che è documentato negli atti da ciò che appartiene alle interpretazioni e al dibattito pubblico.

📂 Il percorso dell’indagine

💡 In questo approfondimento ricostruiremo, attraverso fotografie, documenti e video, come un reperto rimasto per mesi all’interno della villetta di Garlasco sia tornato oggi al centro del dibattito grazie al confronto delle immagini e al lavoro di approfondimento di Luigi Grimaldi.

Confesso che, quando ho sentito parlare per la prima volta dell’Estathé, pensavo si trattasse dell’ennesimo dettaglio destinato a occupare per qualche giorno i titoli dei giornali.

Poi ho iniziato a confrontare le fotografie, a rivedere il video del repertamento e a leggere gli atti disponibili. Più osservavo quei documenti, più mi rendevo conto che la domanda non riguardava soltanto un brick di tè freddo.

Riguardava un reperto rimasto all’interno della villetta per mesi e che, oggi, sembra raccontare una storia diversa da quella che molti di noi avevano sempre immaginato.

Non so dove porteranno le indagini. Ma credo che, davanti a documenti come questi, il dovere di chi racconta una storia sia uno solo: guardarli con attenzione e porsi tutte le domande che meritano di essere fatte.

Come nasce il caso Estathé

Fino a pochi giorni fa, se avessi chiesto a chi segue il caso Garlasco quale fosse il reperto più discusso degli ultimi mesi, probabilmente mi avrebbe risposto l’impronta 33, il DNA o le nuove consulenze genetiche.

Poi qualcosa è cambiato.

Il giornalista Luigi Grimaldi, analizzando fotografie, verbali e il video del repertamento del 16 aprile 2008, ha riportato l’attenzione su un reperto rimasto per anni quasi ai margini del dibattito pubblico: la pattumiera della villetta di via Pascoli.

Al centro della sua ricostruzione compare un oggetto apparentemente banale, un semplice brick di Estathé, che secondo l’analisi proposta sembrerebbe occupare una posizione ricorrente nelle diverse fotografie scattate durante gli accessi autorizzati alla villetta e nel successivo repertamento ufficiale.

Ma osservando con attenzione il materiale disponibile, mi sono resa conto che limitarsi a seguire il brick rischia di far perdere di vista la questione più importante.

Il vero interrogativo non riguarda soltanto l’Estathé. Riguarda l’intero contenuto della pattumiera.

Le fotografie scattate il 3 ottobre 2007, il 5 dicembre 2007 e il 16 aprile 2008 mostrano infatti lo stesso secchio in tre momenti differenti. È proprio il confronto cronologico di queste immagini ad aver riaperto il dibattito, perché alcuni oggetti sembrano mantenere una posizione simile, mentre altri appaiono disposti in modo diverso.

Confesso che la prima volta ho guardato anch’io soltanto il brick di Estathé.

Poi ho fatto quello che, secondo me, dovrebbe fare chiunque racconti una vicenda giudiziaria: ho smesso di cercare il dettaglio che faceva notizia e ho iniziato a osservare l’intera scena.

È stato in quel momento che mi sono resa conto di una cosa. La domanda non era più: “Dov’è il brick?”.

La domanda era diventata un’altra.

Perché la disposizione complessiva del contenuto della pattumiera sembra diversa nelle fotografie scattate in momenti differenti?

È una domanda che, almeno oggi, non ha ancora una risposta definitiva. Ma è anche la stessa domanda che ha riportato questo reperto al centro del dibattito.

Le tre fotografie della pattumiera: ottobre, dicembre e aprile

Prima di parlare del brick di Estathé, credo sia importante fermarsi un momento e osservare la cronologia.

Le immagini che hai visto poco sopra non provengono tutte dallo stesso momento investigativo. Al contrario, documentano tre fasi distinte della vicenda, distribuite nell’arco di oltre sei mesi.

La prima fotografia risale al 3 ottobre 2007 ed è stata scattata durante un accesso autorizzato dei consulenti della difesa di Alberto Stasi.

La seconda è del 5 dicembre 2007, quando gli stessi consulenti tornarono nuovamente nella villetta per un successivo sopralluogo.

L’ultima immagine, invece, appartiene al 16 aprile 2008. Quel giorno la casa venne dissequestrata e, prima della restituzione ai familiari di Chiara Poggi, il contenuto della pattumiera fu finalmente repertato ufficialmente dai Carabinieri, operazione documentata anche attraverso un filmato video.

Questa successione temporale è fondamentale. Perché non stiamo confrontando fotografie scattate a pochi minuti di distanza, ma immagini realizzate in momenti differenti, durante accessi diversi e con finalità diverse.

Ed è proprio questo confronto cronologico ad aver riportato la pattumiera al centro del dibattito.

Confesso che la prima volta ho guardato le tre fotografie molto velocemente. Pensavo di trovarmi davanti allo stesso secchio ripreso da angolazioni diverse.

Poi ho ricominciato da capo.

Ho osservato una fotografia alla volta, cercando di dimenticare tutto quello che avevo letto nei giorni precedenti. È stato allora che mi sono resa conto di quanto sia facile lasciarsi guidare da un dettaglio e perdere di vista l’insieme.

Per questo motivo ti invito a fare la stessa cosa.

Non cercare subito il brick di Estathé.

Guarda prima l’intero contenuto del secchio. Osserva la posizione degli oggetti, il livello dei rifiuti, il sacchetto dei cereali, i piatti e tutto ciò che compare nelle tre immagini.

Solo dopo, forse, vale la pena soffermarsi anche sul brick che in questi giorni sta facendo tanto discutere.

Confronto tra le fotografie della pattumiera di casa Poggi scattate il 3 ottobre 2007, il 5 dicembre 2007 e il 16 aprile 2008 durante i diversi accessi alla villetta di Garlasco.

Che cosa cambia davvero tra le immagini?

È proprio mettendo le tre fotografie una accanto all’altra che emergono gli interrogativi più interessanti.

Alcuni elementi sembrano comparire in posizioni simili, mentre altri appaiono disposti diversamente. Il livello dei rifiuti, la posizione di alcuni contenitori e la disposizione complessiva del materiale non sembrano perfettamente sovrapponibili.

Questo, naturalmente, non significa automaticamente che qualcuno abbia alterato volontariamente il contenuto della pattumiera.

Le fotografie sono state scattate in momenti differenti, da angolazioni diverse e durante accessi distinti alla villetta. Proprio per questo motivo bisogna essere molto prudenti prima di trasformare una differenza visiva in una conclusione investigativa.

Ma esiste un elemento documentale che rende il confronto particolarmente interessante.

Già il 5 dicembre 2007, durante uno degli accessi autorizzati alla villetta, i consulenti della difesa di Alberto Stasi segnalarono alcune anomalie relative al contenuto della spazzatura.

Non si tratta quindi soltanto di osservazioni nate oggi guardando fotografie vecchie di quasi vent’anni.

Il problema della disposizione del materiale presente nella pattumiera era stato sollevato già allora.

Ed è questo il punto che, personalmente, trovo più interessante.

Se avessimo soltanto tre fotografie diverse, potremmo discutere per ore di prospettiva, luce, angolazione e posizione degli oggetti.

Ma quando scopriamo che già nel dicembre 2007 qualcuno aveva messo per iscritto dei dubbi sul contenuto di quella pattumiera, il confronto fotografico assume inevitabilmente un significato diverso.

Non dimostra che la scena sia stata alterata.

Ma dimostra che le anomalie che oggi stiamo osservando non sono necessariamente nate oggi.

Qualcuno le aveva notate mentre la villetta era ancora sotto sequestro.

Il verbale del 5 dicembre 2007: i consulenti chiesero un’ispezione più approfondita

Fino a questo momento avevo ricostruito la vicenda attraverso le fotografie, le dichiarazioni televisive e il lavoro giornalistico di Luigi Grimaldi. Poi è emerso un documento che, a mio avviso, cambia il livello di questa ricostruzione.

Nei giorni scorsi Albina Perri, direttrice del settimanale Giallo, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la fotografia del verbale del 5 dicembre 2007, redatto durante il secondo accesso autorizzato dei consulenti della difesa di Alberto Stasi nella villetta di via Pascoli.

Per la prima volta ho potuto leggere direttamente quel documento, senza limitarmi alle ricostruzioni giornalistiche o ai servizi televisivi. È una differenza sostanziale: quando si ha davanti un verbale originale, ogni parola acquista un peso diverso.

Il documento conferma che, durante quel sopralluogo, i consulenti effettuarono rilievi fotografici anche sul frigorifero e sul cestino della spazzatura presente nella cucina.

Il passaggio che mi ha colpita maggiormente è però un altro.

Verbale del 5 dicembre 2007 sulla pattumiera della villetta di Garlasco.

L’Avv. Colli ed il Prof. Avato hanno avanzato espressa richiesta di non limitarsi ad un rilievo fotografico panoramico del contenuto del cestino della spazzatura, ma di procedere ad una sua più attenta ispezione, in modo da poterne documentare dettagliatamente il contenuto.

Il verbale prosegue spiegando che il Maggiore Cassese si mise in contatto telefonico con il Pubblico Ministero Rosa Muscio per riferire la richiesta avanzata dai consulenti.

A seguito di contatto telefonico con il Pubblico Ministero, Dott.ssa Rosa Muscio, non si è dato luogo all’attività ispettiva.

La conseguenza viene spiegata poche righe dopo. Il verbale precisa infatti che non fu possibile eseguire fotografie dei singoli rifiuti presenti all’interno del cestino perché un piattino di plastica bianco ne impediva la visuale.

Ed è proprio qui che compare il dettaglio che oggi assume un significato particolare.

Da solo, naturalmente, questo elemento non permette di stabilire che cosa sia accaduto alla pattumiera nei mesi in cui la villetta rimase sotto sequestro.

Durante il sopralluogo del 5 dicembre, i consulenti avevano quindi chiesto di poter esaminare più approfonditamente il contenuto del cestino, richiesta alla quale non fu dato seguito dopo il contatto con il Pubblico Ministero.

Il video del 16 aprile 2008 e il repertamento della pattumiera

Il terzo momento fondamentale di questa storia arriva il 16 aprile 2008, quando la villetta di via Pascoli viene dissequestrata.

Prima della restituzione dell’abitazione alla famiglia Poggi, i Carabinieri procedono al repertamento di alcuni oggetti ancora presenti all’interno della casa. Tra questi c’è anche il contenuto della pattumiera della cucina.

Quell’operazione viene documentata attraverso un video.

Ed è proprio osservando quelle immagini che il confronto con le fotografie scattate nei mesi precedenti diventa ancora più interessante.

Nel filmato si vede infatti il momento in cui gli oggetti presenti nel cestino vengono progressivamente estratti e repertati.

È qui che ricompare anche il brick di Estathé che negli ultimi giorni è tornato al centro dell’attenzione.

Il repertamento del 16 aprile 2008 è importante perché rappresenta il momento in cui il contenuto del cestino viene finalmente prelevato e acquisito ufficialmente.

Fino a quel giorno, infatti, la pattumiera era rimasta all’interno della villetta per oltre otto mesi dall’omicidio di Chiara Poggi.

Il confronto tra il filmato del repertamento e le fotografie scattate durante gli accessi precedenti permette quindi di osservare lo stesso reperto in momenti diversi della sua permanenza all’interno della casa.

Ed è proprio questa successione di immagini a sollevare le domande che oggi stanno riportando la pattumiera al centro dell’attenzione.

Guardando il video, la cosa che mi ha colpita maggiormente non è stata la presenza di un singolo oggetto.

Ho pensato piuttosto a quanto tempo fosse trascorso.

Quella pattumiera era ancora lì, nella cucina della villetta, molti mesi dopo il 13 agosto 2007.

Ed è per questo che credo sia importante osservare il filmato insieme alle fotografie precedenti, senza trasformare automaticamente ogni differenza in una prova, ma senza neppure ignorare gli interrogativi che quel confronto inevitabilmente solleva.

Fotogramma del video del repertamento della pattumiera nella villetta di Garlasco del 16 aprile 2008.

C’è l’Estathé? La frase che divide il web

C’è poi un altro elemento che negli ultimi giorni ha attirato moltissima attenzione.

Durante il video del repertamento del 16 aprile 2008, mentre vengono estratti gli oggetti presenti nella pattumiera, si sente una breve frase che alcuni ascoltatori interpretano come un riferimento proprio all’Estathé.

Il passaggio si trova indicativamente tra il minuto 1:38 e 1:45 del filmato.

L’audio non è perfettamente nitido e proprio per questo motivo credo sia necessario mantenere molta prudenza.

Quello che una persona sente come una frase chiarissima può essere percepito diversamente da un’altra, soprattutto quando sappiamo già che cosa stiamo cercando di ascoltare.

Per questo preferisco non presentare quella frase come un dato certo.

Il dato documentabile è un altro: durante il repertamento viene effettivamente individuato un brick di Estathé tra gli oggetti presenti nella pattumiera.

Il passaggio può essere ascoltato direttamente nel video del repertamento. Per chi vuole verificare personalmente, consiglio di ascoltare più volte il tratto compreso indicativamente tra 1:38 e 1:45, senza partire necessariamente dall’idea di dover sentire una frase precisa.

Il filmato è disponibile nell’approfondimento video pubblicato da Luigi Grimaldi:

Guarda il video del repertamento e l’analisi di Luigi Grimaldi

Questo è uno di quei casi in cui credo sia particolarmente importante distinguere ciò che vediamo da ciò che interpretiamo.

Il brick presente nella pattumiera è un elemento visibile e documentabile.

L’interpretazione di una frase pronunciata in un audio poco nitido, invece, richiede molta più cautela.

Per questo preferisco lasciare che sia chi guarda il filmato ad ascoltare direttamente quel passaggio e a farsi una propria idea.

Perché questa scoperta potrebbe avere un peso nelle indagini di oggi

Arrivati a questo punto è naturale porsi una domanda.

Tutto quello che abbiamo visto finora può avere un’incidenza sulle indagini attualmente in corso?

La risposta, almeno oggi, non può essere categorica.

Le fotografie, il verbale del 5 dicembre 2007, il video del repertamento e le recenti ricostruzioni giornalistiche non costituiscono automaticamente una prova di alterazione della pattumiera.

Rappresentano però una serie di elementi che, osservati nel loro insieme, stanno riportando l’attenzione su un reperto rimasto per mesi all’interno della villetta e successivamente repertato soltanto il 16 aprile 2008.

È proprio questo, secondo me, il punto centrale.

Oggi la Procura sta rivalutando numerosi aspetti del caso Garlasco attraverso nuove consulenze e nuovi accertamenti. In questo contesto ogni documento già esistente può essere riletto con strumenti, tecnologie e domande diverse rispetto a quasi vent’anni fa.

Che cosa emergerà da queste verifiche lo diranno esclusivamente gli atti e gli sviluppi dell’inchiesta.

Ma una cosa, dopo questa ricerca, mi sembra evidente.

La pattumiera di Garlasco non è più soltanto un reperto dimenticato.

È tornata ad essere uno degli elementi più discussi dell’intera vicenda.

La mia riflessione

Quando ho iniziato a scrivere questo articolo pensavo che avrei raccontato la storia di un brick di Estathé.

Poi ho iniziato a guardare le fotografie.

Una volta.

Due volte.

Tre volte.

E più le osservavo, più mi rendevo conto che quel piccolo brick giallo era forse la cosa meno importante di tutta questa storia.

Perché il vero interrogativo non riguarda ciò che è rimasto fermo.

Riguarda ciò che sembra essersi mosso.

Il piattino.

La disposizione dei rifiuti.

Gli oggetti che cambiano posizione.

E soprattutto una domanda che, almeno per ora, non ha una risposta definitiva.

Che cosa è successo a quella pattumiera nei mesi in cui la villetta di via Pascoli è rimasta sotto sequestro?

Non lo sappiamo.

E proprio per questo credo sia importante continuare a distinguere i fatti dalle interpretazioni.

Le fotografie esistono.

Il verbale del 5 dicembre 2007 esiste.

Il video del repertamento del 16 aprile 2008 esiste.

Le differenze tra alcune immagini sono visibili.

Da qui in avanti, però, iniziano le domande.

E saranno le indagini, se possibile, a dover dare le risposte.

❓ Domande frequenti

Perché la pattumiera di Garlasco è tornata al centro dell’attenzione?

Il confronto tra fotografie scattate in momenti diversi, insieme al verbale del 5 dicembre 2007 e al video del repertamento del 16 aprile 2008, ha riportato l’attenzione sulla disposizione degli oggetti presenti nel cestino della cucina.

Quando furono scattate le fotografie della pattumiera?

Le immagini analizzate nell’articolo risalgono al 3 ottobre 2007, al 5 dicembre 2007 e al 16 aprile 2008.

Quando fu repertato il contenuto della pattumiera?

Il contenuto della pattumiera venne repertato ufficialmente il 16 aprile 2008, in occasione del dissequestro della villetta di via Pascoli.

Che cosa segnala il verbale del 5 dicembre 2007?

Il verbale documenta la richiesta dei consulenti della difesa di esaminare più approfonditamente il contenuto del cestino. La richiesta non ebbe seguito dopo il contatto con il Pubblico Ministero.

Il confronto delle fotografie dimostra che la pattumiera fu alterata?

No. Le differenze osservabili nelle immagini sollevano interrogativi, ma non permettono da sole di stabilire che il contenuto della pattumiera sia stato alterato né, eventualmente, da chi.

Che cosa sappiamo del brick di Estathé?

Un brick di Estathé compare tra gli oggetti repertati il 16 aprile 2008. La sua presenza è tornata al centro del dibattito grazie al confronto delle fotografie e all’analisi del video del repertamento.

💬 E tu cosa ne pensi?

Ora sono curiosa di conoscere la tua opinione.

Secondo te, le differenze osservate nella pattumiera meritano nuovi approfondimenti?

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