Ci sono frasi che sul lavoro sembrano piccole e invece pesano parecchio. «È andata bene», per esempio. La diciamo quando una scatola cade a pochi centimetri da qualcuno, quando un carrello frena appena in tempo o quando si scivola senza finire a terra. Poi si riparte, magari pure con una risata, e quel momento viene archiviato come una fortuna.
⚠️ Io, invece, vorrei fermarmi proprio lì: se è andata bene per caso, non abbiamo risolto il problema. Abbiamo ricevuto un avviso gratis, e già questo non è poco.
Quegli episodi hanno un nome: mancati infortuni, oppure “near miss”. Non hanno provocato una lesione, ma avrebbero potuto farlo. Imparare a riconoscerli e segnalarli non serve a cercare un colpevole: serve a correggere una situazione prima che la prossima volta finisca diversamente.
📌 In breve
Un quasi infortunio è un evento che non ha causato danni, ma aveva il potenziale per farlo. Cadute evitate, oggetti precipitati senza colpire nessuno, urti mancati e guasti intercettati sono informazioni preziose. Segnalare, ricostruire le cause e adottare una correzione concreta aiuta a prevenire incidenti veri. Il punto non è punire chi racconta: è costruire un ambiente nel quale parlare dei pericoli sia normale.
📑 In questo articolo
🔎 Cosa sono i quasi infortuni
L’Inail definisce il mancato infortunio come un evento incidentale che non causa una lesione o una malattia, pur avendo il potenziale per farlo. Nelle sue linee guida sulla gestione dei near miss, pubblicate nel 2025, distingue anche le situazioni pericolose e le non conformità: un riparo mancante, un passaggio ostruito, un DPI danneggiato o una procedura che nella pratica non funziona.
La differenza rispetto a un infortunio è l’esito, non necessariamente la causa. Una scatola che cade da uno scaffale può non colpire nessuno oggi e ferire una persona domani. Un pavimento bagnato può essere attraversato dieci volte senza conseguenze e provocare una caduta all’undicesima.
🧠 A me interessa questa parte: il pericolo non diventa innocuo solo perché, per una volta, ha avuto buona educazione e si è scansato.
Il primo articolo di questo percorso, Sicurezza sul lavoro: prima dei documenti vengono le persone, parte proprio da qui: dietro ogni procedura ci sono lavoratori e famiglie. I quasi infortuni ci aiutano a trasformare quel principio in gesti quotidiani.
🧱 Gli esempi che incontriamo ogni giorno
Un near miss non riguarda soltanto cantieri o grandi fabbriche. Può succedere in un magazzino, in un ufficio, in un negozio, in cucina o durante una consegna. Alcuni esempi semplici:
- Un oggetto cade dall’alto senza colpire chi passa sotto.
- Un lavoratore inciampa in un cavo, ma riesce a reggersi.
- Un mezzo in movimento sfiora una persona durante una manovra.
- Una sostanza fuoriesce da un contenitore senza raggiungere pelle o occhi.
- Una protezione non funziona, ma l’attrezzatura viene fermata prima del contatto.
- Una porta tagliafuoco è bloccata o una via di fuga è occupata, anche se non scoppia alcun incendio.
Anche ripetere più volte la stessa piccola anomalia conta. Se una scala traballa ogni mattina, non dobbiamo aspettare la caduta per considerarla importante. La prevenzione lavora sul potenziale, non sull’album dei danni già avvenuti.
Nel settore edile, per esempio, Inail e Formedil hanno presentato un modello operativo che punta su segnalazione, analisi, formazione e partecipazione. Il principio, però, è utile in qualunque organizzazione: raccogliere i segnali prima che diventino ferite.
🤐 Perché spesso non vengono raccontati
Il silenzio raramente nasce dal disinteresse. Più spesso un lavoratore teme di essere rimproverato, di passare per distratto o di mettere nei guai un collega. Altre volte pensa che l’episodio sia troppo piccolo, che tanto «non è successo niente» oppure che la segnalazione finirà in un cassetto.
Qui l’organizzazione fa tutta la differenza. Se ogni racconto diventa un interrogatorio, la volta successiva nessuno parlerà. Se, invece, chi segnala riceve ascolto e vede una risposta concreta, la fiducia cresce. Questo non significa ignorare comportamenti deliberatamente pericolosi: significa partire dai fatti e capire anche cosa, nel sistema, ha reso possibile l’errore.
☕ Diciamocelo davanti al nostro caffè: chiedere alle persone di parlare e poi farle sentire imputate è il metodo migliore per ottenere un silenzio perfetto. Peccato che il silenzio non metta in sicurezza niente.
📝 Come fare una segnalazione utile
Una segnalazione non deve essere un romanzo, ma deve permettere a chi la riceve di capire cosa è accaduto. Le procedure cambiano da azienda ad azienda e vanno seguiti i canali interni, coinvolgendo le figure competenti della prevenzione. In generale è utile indicare:
- Dove e quando è avvenuto l’episodio.
- Che cosa stava succedendo e quale attività era in corso.
- Quale pericolo si è manifestato e chi avrebbe potuto essere coinvolto.
- Che cosa ha evitato il danno: una frenata, un riparo, la distanza o soltanto il caso.
- Se la situazione è ancora presente e richiede un intervento immediato.
- Eventuali fotografie o dettagli tecnici, se possono essere raccolti senza esporsi a rischi e nel rispetto delle regole aziendali.
La priorità resta la sicurezza: se il pericolo è attuale, prima si mette in sicurezza l’area secondo le procedure previste, poi si compila la segnalazione. E se c’è stato un danno alla persona, non parliamo più di quasi infortunio: vanno attivati subito i soccorsi e gli adempimenti stabiliti.
🛠️ Dalla segnalazione alla soluzione
Raccogliere moduli senza cambiare nulla serve a poco. Una buona analisi non si ferma alla causa più comoda, come «non è stato attento». Cerca di capire perché l’evento è stato possibile: attrezzatura inadeguata, manutenzione tardiva, spazio mal organizzato, tempi troppo stretti, istruzioni poco chiare, formazione non compresa o comunicazione interrotta.
Il percorso può essere semplice:
- Mettere in sicurezza la situazione urgente.
- Ricostruire i fatti con chi era presente, senza suggerire risposte.
- Individuare le cause immediate e organizzative, non soltanto l’ultimo gesto.
- Scegliere una misura concreta, indicando responsabilità e tempi.
- Verificare dopo che la correzione funzioni davvero.
A volte basta spostare un materiale, ripristinare un riparo o correggere una procedura. Altre volte servono manutenzione, formazione o una revisione più ampia della valutazione dei rischi. Il quadro generale resta quello del decreto legislativo 81/2008, ma l’applicazione concreta va affidata alle figure competenti e adattata alla realtà di lavoro.
🤝 La cultura della prevenzione senza caccia al colpevole
La sicurezza sul lavoro è un argomento che mi sta da sempre molto a cuore, ed è per questo che ho deciso di cominciare a parlarne su Quotidea. Non voglio ridurla a una collezione di sigle: voglio raccontare ciò che può cambiare davvero la giornata di una persona.
Una cultura della prevenzione matura considera la segnalazione un contributo, non una seccatura. Dà un riscontro a chi parla, condivide ciò che è stato corretto e protegge la dignità di tutti. Non promette il rischio zero, che sarebbe una frase bella ma poco onesta; costruisce però l’abitudine a vedere, comunicare e intervenire.
❤️ Un quasi infortunio è una storia che, per fortuna, non è finita male. Il rispetto più concreto per quella fortuna è non sprecarla.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra infortunio e quasi infortunio
Nell’infortunio si verifica una lesione o una malattia; nel quasi infortunio il danno non avviene, ma l’evento aveva il potenziale per provocarlo. Le cause possono essere simili e meritano comunque analisi.
Va segnalato anche un episodio senza conseguenze
Sì, seguendo la procedura prevista dall’organizzazione. Proprio l’assenza di danno consente di intervenire prima che lo stesso pericolo produca conseguenze reali.
Chi può segnalare un near miss
I canali e le responsabilità dipendono dall’organizzazione, ma la partecipazione dei lavoratori è essenziale. È importante conoscere la procedura interna e rivolgersi alle figure aziendali competenti.
Una segnalazione serve a trovare il responsabile
Lo scopo preventivo è ricostruire i fatti, individuare le cause e adottare misure efficaci. Una cultura basata soltanto sulla colpa scoraggia le persone dal parlare e fa perdere informazioni importanti.
Basta conservare un registro dei quasi infortuni
No. Il valore nasce dall’analisi, dalle azioni correttive e dalla verifica successiva. Un elenco archiviato senza interventi non riduce il rischio.
📝 Se nel tuo ambiente di lavoro accade qualcosa che “poteva finire male”, non lasciarlo evaporare in una battuta: usa i canali previsti, racconta i fatti e contribuisci a trasformare quell’avviso in prevenzione concreta.