Andrea Sempio e l’alibi del 13 agosto 2007: cosa provano davvero scontrino e telefonate
Ci sono alibi che sembrano solidi perché poggiano su un documento. Poi basta guardare quel documento un po’ più da vicino per accorgersi che racconta molto meno di quanto pensassimo.
Quello di Andrea Sempio è un piccolo biglietto da un euro, emesso da un parchimetro di Vigevano alle 10:18 del 13 agosto 2007. Un’ora di sosta, fino alle 11:18, nella stessa mattina in cui Chiara Poggi veniva uccisa nella villetta di via Pascoli a Garlasco.
Sempio consegnò quel ticket ai carabinieri il 4 ottobre 2008, quasi quattordici mesi dopo il delitto. Dichiarò di averlo conservato e lo utilizzò per sostenere di essere andato a Vigevano, dove avrebbe cercato una libreria trovandola chiusa.
Ma sullo scontrino non compare il suo nome. Non c’è una targa, una firma o un elemento capace di dimostrare chi lo abbia materialmente ritirato. Quel pezzo di carta certifica che qualcuno pagò una sosta a Vigevano a quell’ora. Non basta, da solo, a stabilire chi fosse davanti al parchimetro.
E lo scontrino non è l’unico punto discusso della sua ricostruzione. Nei giorni precedenti all’omicidio, tra il 7 e l’8 agosto, dalle utenze riconducibili a Sempio partirono tre brevi chiamate verso il telefono fisso di casa Poggi. Marco Poggi era già in Trentino con i genitori. Nella villetta era rimasta soltanto Chiara.
Andrea spiegò di aver cercato l’amico e di avere chiamato il fisso per errore. I tabulati confermano che quei contatti ci furono, ma non possono raccontarci con certezza chi rispose né che cosa venne detto durante quei pochi secondi.
A rendere il quadro ancora più delicato c’è poi un’anomalia emersa dal registro interno del telefono fisso dei Poggi: l’apparecchio poteva conservare venti chiamate ricevute, ma i periti ne trovarono soltanto nove. Il registro presentava undici posizioni vuote rispetto alla propria capacità massima. È stata ipotizzata anche una cancellazione manuale, ma non è stato possibile stabilire chi l’avesse effettuata, quando e per quale ragione.
Ed è proprio qui che bisogna fermarsi prima di trasformare le domande in risposte già scritte. Uno scontrino anonimo non dimostra automaticamente una presenza. Tre telefonate insolite non dimostrano un omicidio. Undici registrazioni mancanti non provano una cancellazione dolosa. Ma ignorare tutte queste anomalie, come se non meritassero neppure una verifica, sarebbe altrettanto sbagliato.
Per capire che cosa regga davvero dell’alibi di Andrea Sempio, dobbiamo allora ricostruire la sua mattinata, confrontare le dichiarazioni rese nel 2007 e nel 2008 e separare ciò che i documenti dimostrano da ciò che, ancora oggi, resta soltanto un’ipotesi.
📌 In breve
Andrea Sempio dichiarò di essere stato a Vigevano nella mattina del delitto, indicando come riscontro uno scontrino del parcheggio consegnato quasi quattordici mesi dopo. Anche le tre telefonate effettuate verso casa Poggi nei giorni precedenti e le registrazioni mancanti dalla memoria del telefono fisso sollevarono interrogativi. Si tratta, però, di elementi da verificare che, da soli, non dimostrano alcuna responsabilità.
📑 In questo articolo
🕰️ Andrea Sempio: dove disse di essere quella mattina
Il 13 agosto 2007 Andrea Sempio aveva diciannove anni. Quando venne ascoltato dagli investigatori, raccontò una mattina apparentemente ordinaria: prima a casa, poi un viaggio verso Vigevano e infine il ritorno a Garlasco.
Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, quella mattina Andrea era già sveglio e rimase in casa con il padre mentre la madre usciva con l’unica automobile familiare per alcune commissioni a Gambolò. Daniela Ferrari ha collocato il proprio rientro intorno alle 10, quando avrebbe lasciato la macchina al figlio. Secondo il racconto di Sempio, Andrea partì quindi per Vigevano con l’intenzione di cercare un libro.
Avrebbe parcheggiato in piazza Sant’Ambrogio, vicino al centro cittadino. Proprio lì, alle 10:18, venne emesso il ticket destinato molti mesi dopo a diventare l’elemento più conosciuto del suo racconto.
Sempio riferì poi di non avere trovato il libro e di essere rientrato a Garlasco. Nella ricostruzione della sua mattinata compare anche una visita alla nonna, alla quale avrebbe consegnato un modem. In seguito sarebbe tornato nella propria abitazione.
🔎 Questa è la versione fornita da Andrea Sempio. Ma un racconto, anche quando appare plausibile, non coincide ancora con la verifica di un alibi.
🎟️ Le nuove intercettazioni sullo scontrino
Alcune conversazioni registrate il 22 ottobre 2025 hanno aperto nuovi interrogativi sull’origine del ticket.
In uno degli audio, Giuseppe Sempio si rivolge alla moglie Daniela Ferrari dicendo: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu». La frase è stata interpretata dagli investigatori come un elemento contrario all’attribuzione del biglietto ad Andrea.
Per i carabinieri, quella frase rafforza l’ipotesi che il ticket sia stato ritirato dalla madre e non da Andrea. La difesa contesta questa interpretazione e sostiene che il dialogo debba essere valutato nel suo contesto complessivo.
Nella stessa conversazione Daniela Ferrari afferma invece di avere consigliato al figlio di conservarlo: «È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino, gli ho rovinato la vita all’Andrea».
Nella stessa conversazione Daniela Ferrari richiama anche il racconto dell’uomo che si era presentato agli investigatori sostenendo una diversa provenienza del ticket. Le sue dichiarazioni sono state acquisite, ma devono essere confrontate con gli altri elementi raccolti.
⚠️ Le conversazioni non identificano da sole chi ritirò il ticket, ma hanno fornito alla Procura un elemento concreto per contestare la versione sostenuta dalla famiglia.
📄 Perché Andrea Sempio venne ascoltato nel 2007 e nel 2008
Andrea Sempio non venne ascoltato immediatamente perché gli investigatori lo considerassero sospettato dell’omicidio. Il suo nome comparve nei primi accertamenti perché dai tabulati risultavano alcune telefonate effettuate verso il numero fisso di casa Poggi nei giorni precedenti il delitto.
La prima convocazione risale al 18 agosto 2007, appena cinque giorni dopo la morte di Chiara. Sempio venne sentito come persona informata sui fatti: doveva spiegare il motivo di quelle chiamate e chiarire quale rapporto avesse con Marco Poggi e con la sua famiglia.
Il verbale fu breve. Sempio raccontò di avere cercato Marco senza conoscere con precisione il giorno della sua partenza per le vacanze. Disse inoltre di avere selezionato per errore il numero fisso dei Poggi, memorizzato nella rubrica del telefono accanto al cellulare dell’amico.
Nel verbale di quel primo ascolto non compare alcun riferimento allo scontrino del parcheggio di Vigevano. Il documento che negli anni successivi sarebbe stato presentato come principale riscontro della sua presenza fuori Garlasco emerse soltanto nel secondo verbale.
🔎 Questo passaggio è importante: nel verbale più vicino temporalmente all’omicidio Sempio spiegò le telefonate, ma non consegnò il ticket. Lo scontrino sarebbe comparso soltanto quando venne ascoltato nuovamente, oltre un anno dopo.
🗓️ La nuova convocazione del 4 ottobre 2008
Il 4 ottobre 2008 i carabinieri tornarono ad ascoltare Andrea Sempio insieme ad altri giovani della compagnia di Marco Poggi che avevano frequentato la villetta di via Pascoli.
In quel periodo le indagini si erano concentrate su Alberto Stasi, ma gli investigatori stavano ancora ricostruendo le abitudini delle persone che entravano nella casa dei Poggi, i loro spostamenti e le modalità con cui raggiungevano l’abitazione.
L’ascolto di Sempio iniziò alle 10:30 negli uffici della Compagnia dei carabinieri di Vigevano e il verbale venne chiuso alle 14:40. A raccogliere le sue dichiarazioni furono il maresciallo capo Flavio Devecchi e il capitano Gennaro Cassese.
Questa volta le domande riguardarono più direttamente ciò che Andrea aveva fatto nella mattina del 13 agosto 2007. Fu durante quell’ascolto che comparve lo scontrino del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio, emesso a Vigevano alle 10:18.
Sempio spiegò che il biglietto era stato conservato e lo consegnò come elemento capace di confermare il viaggio raccontato. Erano trascorsi quasi quattordici mesi dall’omicidio.
⚠️ Conservare uno scontrino non rappresenta di per sé un comportamento colpevole. Ma è inevitabile domandarsi perché un documento apparentemente ordinario, non menzionato nel primo verbale, fosse ancora disponibile oltre un anno dopo e comparisse proprio quando le domande sulla mattina del delitto diventavano più precise.
Neppure nel 2008 Andrea Sempio venne ascoltato come indagato. Formalmente era ancora una persona informata sui fatti e nessuna accusa venne formulata nei suoi confronti.
⚖️ Questo significa che bisogna evitare due semplificazioni opposte: essere convocati due volte non dimostra una responsabilità, ma sostenere che gli investigatori non avessero mai avuto ragioni per approfondire il suo racconto sarebbe altrettanto inesatto.
🔎 Nel 2007 l’attenzione nacque dalle telefonate. Nel 2008 si estese alla ricostruzione della sua mattina e allo scontrino. Resta allora da capire che cosa disse esattamente Andrea Sempio su quelle chiamate e se le sue spiegazioni trovarono riscontri indipendenti.
☎️ Le tre telefonate a casa Poggi del 7 e 8 agosto 2007
Le telefonate che portarono gli investigatori ad ascoltare Andrea Sempio furono tre, tutte dirette al numero fisso dell’abitazione dei Poggi e concentrate nell’arco di meno di ventiquattro ore.
La prima partì dal cellulare di Sempio il 7 agosto 2007 alle 17:42 e durò appena due secondi. Circa otto minuti dopo, intorno alle 17:50, ne seguì un’altra dall’utenza fissa della famiglia Sempio, della durata di circa otto secondi.
La terza chiamata venne effettuata dal cellulare di Andrea il giorno successivo, 8 agosto alle 16:54. Durò ventuno secondi: un tempo compatibile con una breve conversazione.
Marco Poggi era partito con i genitori per il Trentino il 5 agosto. Nella villetta di via Pascoli era rimasta Chiara.
🔎 Tre chiamate così brevi non permettono di conoscere il contenuto delle conversazioni. I tabulati documentano quando partirono, da quale utenza e quanto durarono; non possono dirci chi rispose né quali parole vennero pronunciate.
📱 L’errore nella rubrica del cellulare
Nel verbale del 18 agosto 2007 Sempio spiegò di avere memorizzato nella rubrica sia il cellulare di Marco sia il numero fisso dei Poggi. Raccontò di avere selezionato per errore il numero di casa e di avere parlato con Chiara, che lo avrebbe informato della partenza del fratello.
Quella spiegazione, però, riguardava soprattutto la prima telefonata. Restavano da comprendere la seconda chiamata, effettuata pochi minuti dopo dal telefono fisso di casa Sempio, e quella del giorno seguente.
Quando venne ascoltato nuovamente nel 2008, il ricordo apparve meno lineare. Andrea disse di non sapere se qualcuno avesse risposto al primo tentativo. Riferì poi che, durante una delle telefonate, una voce femminile gli aveva comunicato che Marco non era in casa.
Raccontò inoltre di avere richiamato dopo uno o due giorni, non riuscendo a contattare l’amico sul cellulare. In quella circostanza avrebbe riconosciuto la voce di Chiara, che gli avrebbe spiegato che Marco si trovava in Trentino e sarebbe rientrato il giovedì successivo.
⚠️ Il punto non è pretendere che, dopo oltre un anno, Sempio ricordasse perfettamente ogni secondo delle conversazioni. Il problema è capire a quale delle tre chiamate corrisponda ciascun ricordo: nel primo verbale la conversazione con Chiara sembra collegata alla telefonata effettuata per errore; nel secondo racconto pare invece collocarsi nel tentativo successivo.
🏔️ Sempio sapeva che Marco era già partito?
Andrea Sempio sostenne inizialmente di non conoscere con precisione la data della partenza di Marco. Negli accertamenti successivi, però, gli investigatori evidenziarono che i due amici si erano trovati insieme pochi giorni prima e che Marco aveva utilizzato il cellulare di Andrea per chiamare casa durante la notte del 4 agosto.
Nel 2017 Sempio spiegò inoltre di avere tentato di raggiungere Marco sul cellulare, senza riuscirci perché nella zona del Trentino in cui soggiornava vi sarebbe stata poca copertura telefonica.
Per gli investigatori questa dichiarazione indicava che Andrea sapesse almeno che l’amico si trovava in montagna. La difesa e la famiglia Poggi hanno invece sostenuto che cercare ripetutamente un amico, anche sapendolo in vacanza, non avesse nulla di anomalo.
La rilettura dei tabulati ha aggiunto un altro elemento: negli otto mesi di traffico telefonico esaminati non sarebbero emerse altre chiamate analoghe effettuate personalmente da Sempio verso il fisso dei Poggi, al di fuori di quelle concentrate tra il 7 e l’8 agosto. Le telefonate notturne precedenti risultavano attribuite a Marco, che avrebbe usato il cellulare dell’amico per avvisare i genitori del proprio rientro.
☎️ Anche questo dato deve essere trattato con prudenza. L’assenza di altri errori documentati non dimostra che quello del 7 agosto fosse impossibile. Ma rende legittima una domanda: se Andrea aveva già saputo che Marco non era in casa, perché richiamò pochi minuti dopo e ancora il giorno seguente?
🔎 Le telefonate non collocano Andrea Sempio nella villetta e non provano un contatto diverso da quello da lui raccontato. Mostrano però che, nei giorni precedenti l’omicidio, cercò per tre volte il numero dell’abitazione nella quale Chiara era rimasta sola. Per comprenderne il significato bisogna allora confrontarle con ciò che risultava dalla memoria del telefono fisso di casa Poggi.
☎️ Che cosa risultava dalla memoria del telefono fisso
Per comprendere il valore delle tre chiamate bisogna distinguere due fonti differenti: i tabulati dell’operatore telefonico e il registro conservato direttamente nell’apparecchio presente a casa Poggi.
I tabulati documentavano le chiamate ricevute dall’utenza: numero di provenienza, data, ora e durata. La memoria del telefono avrebbe potuto conservare un elenco delle ultime comunicazioni, ma non registrava il contenuto delle conversazioni e non poteva stabilire chi avesse risposto.
Nel novembre 2025 Roberto Porta e Daniele Occhetti, i tecnici incaricati nel 2009 di analizzare alcuni dispositivi elettronici legati all’indagine, hanno raccontato durante la trasmissione Ignoto X un’anomalia riscontrata nella memoria del telefono fisso della villetta.
Il registro delle chiamate in entrata aveva una capacità di venti posizioni, ma al momento dell’analisi ne conteneva soltanto nove. Secondo i tecnici, tutte apparivano come chiamate anonime.
L’apparecchio venne sequestrato il 20 agosto 2007, sette giorni dopo l’omicidio. Durante quel periodo la casa era rimasta sottoposta a sequestro, ma il telefono avrebbe potuto continuare a ricevere comunicazioni.
In un registro di questo tipo, una volta raggiunto il limite, le chiamate più recenti dovrebbero progressivamente sostituire quelle più vecchie. La presenza di sole nove voci venne quindi considerata insolita: secondo i tecnici, alcune registrazioni potevano essere state rimosse.
⚠️ I tecnici hanno indicato la rimozione come una possibilità. Non è stato però stabilito chi intervenne sulla memoria, quando lo fece e per quale ragione.
📞 Le chiamate non scomparvero dai tabulati
L’eventuale eliminazione dalla memoria dell’apparecchio non avrebbe cancellato i dati conservati dall’operatore. È infatti attraverso i tabulati che sono state ricostruite le tre telefonate provenienti dalle utenze della famiglia Sempio il 7 e l’8 agosto.
La memoria incompleta del telefono non dimostra quindi che quelle chiamate non siano avvenute. Allo stesso tempo, non offre un riscontro autonomo capace di chiarire quale delle tre venne effettivamente risposta da Chiara.
🔎 È una distinzione fondamentale: i tabulati certificano il contatto tra due utenze, non l’identità della persona che sollevò la cornetta e neppure ciò che venne detto.
Rimane dunque possibile che Andrea Sempio abbia parlato con Chiara, come lui stesso raccontò. Ciò che non può essere ricavato dai dati telefonici è se la conversazione avvenne durante la prima, la seconda o la terza chiamata e se la sequenza corrisponda esattamente ai ricordi riportati nei diversi verbali.
⚖️ L’anomalia del registro aggiunge una domanda, non una risposta. E soprattutto non trasforma le telefonate in una prova di colpevolezza: mostra quanto sia difficile ricostruire oggi una sequenza che avrebbe dovuto essere chiarita quando i ricordi erano ancora recenti e gli apparecchi immediatamente disponibili.
🔎 Se le telefonate spiegano perché Andrea Sempio venne ascoltato, un altro elemento sarebbe diventato centrale nella valutazione del suo racconto: lo scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato per oltre un anno e consegnato durante il secondo verbale.
🎟️ Lo scontrino di Vigevano: che cosa dimostra davvero
Lo scontrino consegnato da Andrea Sempio è un ticket del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano. Riporta la data del 13 agosto 2007, l’emissione alle 10:18 e una sosta pagata fino alle 11:18.
Il ticket riporta la data, l’ora e il luogo di emissione. Il nodo investigativo non è l’esistenza materiale del tagliando, ma la sua attribuzione: lo scontrino non contiene un nome, una targa o un elemento capace di identificare la persona che lo acquistò.
🔎 Il ticket dimostra che qualcuno pagò quella sosta alle 10:18. Da solo non dimostra che a ritirarlo fosse Andrea Sempio, che fosse arrivato con la sua automobile o che lo avesse conservato personalmente per i quattordici mesi successivi.
📄 Quando comparve nel verbale del 2008
Andrea Sempio mostrò il documento ai carabinieri durante l’ascolto del 4 ottobre 2008. Nella prima dichiarazione resa il 18 agosto 2007 non ne aveva parlato.
Le ricostruzioni più recenti non chiariscono definitivamente se il ticket venne consegnato spontaneamente oppure in seguito a una richiesta dei militari. Gli investigatori hanno inoltre evidenziato che, durante quel lungo ascolto, Sempio accusò un malore e fu necessario richiedere l’intervento del 118. Il verbale proseguì dopo una pausa.
Nel verbale del 2008 Sempio dichiarò di avere conservato il ticket. Nelle successive ricostruzioni familiari, invece, il ritrovamento del biglietto è stato attribuito ai genitori nell’automobile utilizzata dalla famiglia, mentre Daniela Ferrari ha sostenuto di avere consigliato al figlio di conservarlo. Anche questa diversa formulazione è entrata nel confronto tra accusa e difesa.
Nelle carte viene citato anche un secondo ticket simile, datato 14 agosto 2007, che avrebbe dovuto documentare un nuovo viaggio verso la libreria di Vigevano.
⚠️ Conservare un biglietto non dimostra la costruzione di un falso alibi. Ma il fatto che un documento ordinario sia rimasto disponibile per oltre un anno, mentre non era stato menzionato nel verbale più vicino al delitto, rappresenta inevitabilmente un elemento da verificare.
⚖️ Un riscontro oppure un alibi?
Nel 2008 Andrea Sempio era una persona informata sui fatti, non un indagato. Il ticket venne comunque acquisito come riscontro del viaggio raccontato e, durante la prima indagine conclusa con l’archiviazione del 2017, fu valutato insieme agli altri elementi disponibili.
Ma uno scontrino non può raccontare la propria provenienza. Per trasformarlo in un riscontro personale sarebbero serviti altri elementi: immagini, testimoni, una targa associata alla sosta, un acquisto nella libreria oppure un dato telefonico capace di collocare Sempio a Vigevano.
Non risulta che Andrea abbia acquistato il libro che, secondo il suo racconto, era andato a cercare. La libreria era chiusa e, a distanza di oltre un anno, eventuali registrazioni delle telecamere non erano più disponibili.
🎟️ È qui che nasce l’equivoco: il ticket è stato spesso raccontato come la prova che Sempio fosse a Vigevano. Più correttamente, era un documento compatibile con il suo racconto, ma privo di un collegamento individuale certo.
👤 Il testimone comparso nel 2025
Nell’ottobre 2025 un uomo si presentò agli investigatori sostenendo di conoscere direttamente una diversa provenienza del biglietto. Secondo quanto emerso pubblicamente, il ticket sarebbe stato consegnato ad Andrea e non sarebbe stato ritirato da lui al parchimetro.
La dichiarazione riaprì il problema dell’attribuzione dello scontrino, ma non equivale a una verità già accertata. Il racconto del testimone doveva essere confrontato con le dichiarazioni della famiglia, con i tabulati e con gli altri elementi raccolti.
Come abbiamo visto, anche le conversazioni intercettate tra Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari hanno alimentato dubbi sull’origine del documento, senza però chiarire da sole chi lo acquistò materialmente.
⚖️ Se il ticket fosse stato ritirato da un’altra persona, perderebbe il suo valore come riscontro della presenza di Andrea a Vigevano. Ma fino a quando questa diversa provenienza non viene dimostrata, non è corretto presentare come fatto accertato neppure che lo scontrino fosse falso.
🔎 La domanda, quindi, non è soltanto se il biglietto esistesse. La domanda è se gli altri dati della mattina — telefonate, celle agganciate e tempi di percorrenza — confermassero davvero che Andrea Sempio potesse trovarsi a Vigevano alle 10:18.

🚗 I tempi di percorrenza tra Garlasco e Vigevano
Per verificare se il ticket delle 10:18 fosse compatibile con il racconto di Andrea Sempio bisogna partire da un altro orario: le 9:58 del 13 agosto 2007.
A quell’ora dal suo cellulare partì una brevissima chiamata diretta all’amico Mattia Capra. Il traffico telefonico collocava ancora l’utenza nell’area di Garlasco.
Tra quella telefonata e l’emissione dello scontrino a Vigevano trascorsero esattamente venti minuti. In questo intervallo Andrea avrebbe dovuto mettersi in viaggio, percorrere la strada tra i due comuni, entrare a Vigevano, trovare parcheggio, scendere dall’automobile e raggiungere il parchimetro di piazza Sant’Ambrogio.
⏱️ Il problema non è stabilire se da Garlasco a Vigevano si possa arrivare in venti minuti in condizioni ideali. Bisogna capire se fosse concretamente possibile completare tutte queste operazioni entro le 10:18.
🛣️ La prova in automobile effettuata da Mattino 5
L’inviato di Mattino 5 Emanuele Canta ha ripercorso in automobile il tragitto attribuito a Sempio, partendo alle 9:58 e cercando di raggiungere il parcheggio di piazza Sant’Ambrogio.
La prova richiese circa ventiquattro minuti, senza comprendere il tempo necessario per trovare posto, parcheggiare, scendere dall’automobile e raggiungere il parchimetro. Durante il tragitto vennero evidenziati un autovelox già presente nel 2007 e un passaggio a livello situato poco prima dell’ingresso a Vigevano.
Dagli orari ferroviari consultati dalla trasmissione risultava il passaggio di un treno diretto a Mortara intorno alle 10:14. Se le sbarre fossero state abbassate anche quella mattina, il viaggio avrebbe subito un ulteriore rallentamento.
La simulazione televisiva non può però riprodurre perfettamente il traffico, la velocità mantenuta, il punto esatto di partenza e le condizioni stradali del 13 agosto 2007.
⚠️ Una prova svolta diciotto anni dopo non dimostra che Andrea Sempio non potesse raggiungere Vigevano in venti minuti. Dimostra però che la finestra temporale era molto stretta e lasciava pochissimo spazio a rallentamenti, ricerca del parcheggio o deviazioni.
🏠 Il ritorno a Garlasco e la visita alla nonna
Secondo il racconto di Sempio, dopo avere trovato chiusa la libreria sarebbe tornato a Garlasco e avrebbe raggiunto l’abitazione della nonna, in via Canova, per consegnarle un modem.
Questa visita avrebbe quindi costituito la tappa successiva al presunto viaggio a Vigevano. Il passaggio, tuttavia, non risulta accompagnato da uno scontrino, da un acquisto o da un testimone esterno alla famiglia capace di indicarne con precisione l’orario.
La nonna collocò la visita tra le 11 e le 12, senza precisare l’ora dell’arrivo, quanto tempo Andrea rimase nell’abitazione né se fosse giunto a piedi o in automobile.
🔎 La dichiarazione conferma il passaggio dalla nonna, ma non la provenienza: non permette di stabilire se Andrea arrivasse da Vigevano oppure da un altro punto di Garlasco.
🌳 Dal retro di casa Poggi all’abitazione della nonna
Mattino 5 ha verificato anche un secondo percorso, completamente diverso da quello raccontato da Andrea: il tragitto che parte dalle campagne situate dietro la villetta dei Poggi e raggiunge la zona di via Canova.
Il percorso attraversa l’area retrostante la casa, costeggia il canale e raggiunge via Toledo, dalla quale è possibile arrivare alla strada dell’abitazione della nonna. La distanza tra i due punti è di circa quattrocento metri.
Durante la prova l’inviato impiegò all’incirca nove minuti a piedi per arrivare dal retro della proprietà Poggi alla zona di casa della nonna.
Questa non è la strada che Sempio dichiarò di avere percorso. Rappresenta una possibilità ricostruita dagli investigatori: l’ipotesi che una persona potesse uscire senza utilizzare l’ingresso principale della villetta e raggiungere rapidamente via Canova passando dalle campagne.
⚖️ Anche qui bisogna separare con attenzione fattibilità e prova. Dimostrare che un tragitto può essere percorso in nove minuti non dimostra che Andrea Sempio lo abbia realmente fatto.
Restano inoltre da valutare le condizioni dell’area nel 2007: vegetazione, accessibilità del terreno, eventuali ostacoli e possibilità di attraversarla senza essere notati. Una ricostruzione televisiva può mostrare la vicinanza geografica, ma non ricreare perfettamente lo stato dei luoghi di diciannove anni prima.

🔎 Le prove su strada mostrano che i luoghi erano raggiungibili e che alcuni tempi erano più stretti di quanto possa sembrare leggendo soltanto gli orari. Non stabiliscono però dove fosse davvero Andrea. Per avvicinarci a quella risposta bisogna confrontarle con i dati del suo cellulare e con le celle telefoniche agganciate durante la mattina.
📡 Che cosa raccontano davvero le celle telefoniche
La chiamata effettuata alle 9:58 dal cellulare di Andrea Sempio verso l’amico Mattia Capra rappresenta uno dei pochi eventi telefonici documentati durante la mattina del 13 agosto 2007.
La comunicazione durò appena un secondo. In quel momento il telefono si collegò al settore 2 della cella di Santa Lucia, a Garlasco.
Quell’area di copertura comprendeva anche la zona di via Pascoli, dove si trova l’abitazione dei Poggi. Il dato è stato quindi messo in relazione con la posizione della villetta e con gli orari nei quali potrebbe essere avvenuto l’omicidio.
📡 Ma dire che un telefono agganciò una cella che copriva via Pascoli non significa poter affermare che si trovasse davanti a casa Poggi. Una cella telefonica non è un GPS.
🗺️ Una zona di copertura, non un indirizzo preciso
Nel 2007 la rete mobile registrava la stazione radio e il settore utilizzati per gestire una chiamata o un messaggio. Questi dati possono indicare un’area compatibile con la posizione del telefono, ma non forniscono coordinate esatte.
La scelta della cella dipende infatti da diversi fattori: distanza dall’antenna, orientamento del settore, ostacoli presenti, intensità del segnale, traffico sulla rete e disponibilità delle celle vicine.
Un telefono può quindi collegarsi a un’antenna non necessariamente perché sia quella geograficamente più vicina, ma perché in quel momento offre il segnale migliore o risulta disponibile.
⚠️ Il settore 2 consente di sostenere che il cellulare fosse compatibile con una determinata porzione di Garlasco. Non permette di distinguere, con la precisione necessaria, tra la villetta dei Poggi, una strada vicina, la casa della nonna oppure un altro punto compreso nella stessa area.
📱 Il telefono e la persona non sono la stessa cosa
Il tabulato riguarda l’apparecchio e non certifica chi lo avesse materialmente con sé. Nel caso della chiamata delle 9:58 è ragionevole riferire il telefono a Sempio, perché la comunicazione partì dalla sua utenza, ma la durata di un secondo non permette di stabilire se vi fu una vera conversazione.
🔎 Il dato certo è quindi limitato: alle 9:58 il telefono attribuito a Sempio utilizzò il settore 2 della cella di Santa Lucia. Questo non consente di collocare Andrea davanti o all’interno di casa Poggi.
⏱️ Il rapporto con lo scontrino delle 10:18
Il dato telefonico diventa più interessante quando viene confrontato con il ticket del parcheggio di Vigevano. Tra la chiamata delle 9:58 e l’emissione dello scontrino trascorsero soltanto venti minuti.
Se Andrea aveva con sé il telefono e se fu lui a ritirare il biglietto, in quell’intervallo avrebbe dovuto lasciare l’area di Garlasco e completare il tragitto fino al parchimetro di piazza Sant’Ambrogio.
Ma entrambe le condizioni devono essere dimostrate: la cella non stabilisce il punto esatto dal quale partì e lo scontrino non identifica chi lo acquistò.
⚖️ Presi separatamente, i due elementi lasciano margini molto ampi. Accostati, pongono una domanda precisa sulla compatibilità dei tempi, ma non forniscono ancora una risposta certa sugli spostamenti di Andrea Sempio.

⚖️ La posizione della Procura è molto più netta
Tutti questi limiti tecnici devono essere ricordati, ma non possono nascondere lo stato attuale dell’inchiesta. La Procura di Pavia non considera Andrea Sempio una persona semplicemente “da verificare”: lo ritiene l’unico autore dell’omicidio di Chiara Poggi.
Nel nuovo invito a comparire notificato per il 6 maggio 2026 è stato eliminato il riferimento a un possibile concorso con ignoti o con Alberto Stasi. Ad Andrea Sempio viene contestato di avere agito da solo, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
Durante l’incontro in Procura, durato oltre tre ore, i magistrati gli hanno illustrato gli elementi raccolti. Sempio, assistito dai suoi avvocati, si è avvalso della facoltà di non rispondere: un diritto riconosciuto a ogni indagato e non un’ammissione di responsabilità.
🔎 La presunzione d’innocenza rimane intatta fino a un’eventuale condanna definitiva. Ma sarebbe altrettanto scorretto fingere che ci troviamo ancora davanti alle vaghe perplessità del 2017: oggi la Procura sostiene formalmente che Andrea Sempio abbia ucciso Chiara Poggi da solo.
⚖️ Le celle, lo scontrino e i tempi di percorrenza non devono essere trasformati singolarmente in una sentenza. Sono però alcuni degli elementi che gli investigatori hanno inserito in una ricostruzione accusatoria ormai precisa. Il prossimo passaggio è capire quanto quella ricostruzione trovi sostegno nelle dichiarazioni del padre, della nonna e degli altri familiari.
👪 L’alibi familiare: che cosa confermano davvero padre, madre e nonna
La ricostruzione di Andrea Sempio non poggia soltanto sul ticket del parcheggio. Alcuni passaggi della mattina del 13 agosto 2007 sono stati raccontati anche dai suoi familiari.
Il padre, Giuseppe Sempio, ha sostenuto che quella mattina Andrea fosse rimasto in casa con lui mentre la madre, Daniela Ferrari, utilizzava l’unica automobile della famiglia per recarsi a Gambolò. Secondo il suo racconto, Andrea avrebbe preso la macchina soltanto dopo il rientro della donna, collocato intorno alle 9:50-10, per dirigersi verso Vigevano.
Daniela Ferrari ha fornito una ricostruzione analoga: al ritorno da Gambolò avrebbe lasciato l’auto al figlio, che sarebbe partito per Vigevano e sarebbe poi passato dalla nonna. La donna ha inoltre dichiarato che Andrea rientrò a casa con gli stessi vestiti con i quali era uscito e che apparivano puliti.
La nonna riferì invece di aver visto il nipote nella propria abitazione tra le 11 e le 12. Andrea sarebbe arrivato da solo; la donna non seppe precisare se a piedi oppure in automobile, perché chi raggiungeva la sua casa lasciava normalmente la macchina nella vicina via Pavia. Aggiunse che il nipote aveva rifiutato il suo invito a fermarsi a pranzo, preferendo tornare dai genitori.
Questa dichiarazione offre quindi un riscontro al passaggio dalla nonna, ma all’interno di una fascia oraria piuttosto ampia. Non dimostra il precedente viaggio a Vigevano e non permette di stabilire il momento esatto dell’arrivo.
🕰️ Il punto incerto degli orari
Proprio gli orari della visita alla nonna sono diventati un elemento discusso. In una conversazione intercettata con il padre, Andrea Sempio ha affermato: «Sul pranzo da lei quel giorno ho buttato lì degli orari».
La frase non cancella il ricordo della nonna, che dichiarò di averlo visto tra le 11 e le 12, ma mostra che almeno alcuni dettagli temporali riferiti successivamente da Sempio non erano basati su una memoria precisa.
Esiste anche una discordanza sul pomeriggio. Giuseppe Sempio ha raccontato di essere tornato con il figlio dalla nonna per recuperare alcune bottiglie di salsa. La donna, invece, dichiarò di non ricordare se Andrea e il padre fossero passati nuovamente da lei proprio quel 13 agosto. È un dettaglio successivo alla fascia oraria dell’omicidio, ma dimostra quanto sia difficile trasformare ricordi familiari lontani nel tempo in una cronologia al minuto.
🔍 Il “triangolo familiare” contestato dagli investigatori
Nell’informativa conclusiva i carabinieri definiscono la ricostruzione degli spostamenti di Sempio come un racconto chiuso nel “triangolo familiare”: Andrea, sua madre e suo padre avrebbero fornito dichiarazioni che si sostengono reciprocamente, senza però trovare una conferma esterna alla famiglia.
Il problema individuato dagli investigatori non è quindi soltanto stabilire se Andrea sia stato visto dai suoi familiari, ma verificare che cosa possa essere dimostrato indipendentemente. Nessun testimone estraneo alla famiglia lo colloca nella libreria o nel parcheggio di Vigevano; inoltre la provenienza del ticket delle 10:18 è oggi espressamente contestata dalla Procura.
💭 Un ricordo familiare non diventa falso perché proviene da un parente. Ma non diventa neppure un riscontro indipendente soltanto perché più persone della stessa famiglia ripetono una ricostruzione simile. Ed è proprio nello spazio tra ciò che viene raccontato e ciò che può essere verificato che si concentra oggi l’accusa.
🧩 Che cosa resta dell’alibi di Andrea Sempio
Dopo aver messo insieme dichiarazioni, tabulati, ticket e tempi di percorrenza, il quadro appare meno lineare di quanto possa sembrare. Esistono elementi che confermano alcuni spostamenti raccontati da Andrea Sempio, ma nessuno ricostruisce autonomamente l’intera mattinata.
Lo scontrino delle 10:18 dimostra che in quel momento venne pagata una sosta nel parcheggio di Vigevano, ma non identifica la persona che ritirò il tagliando. Le celle telefoniche documentano alcuni contatti del cellulare di Sempio, senza localizzarlo con la precisione di un GPS. La nonna confermò di aver visto il nipote tra le 11 e le 12, ma non poteva sapere da dove provenisse né precisare l’orario del suo arrivo.
Le dichiarazioni dei genitori coprono invece la permanenza iniziale in casa, la disponibilità dell’automobile e il ritorno per pranzo. Si tratta però di ricordi provenienti dallo stesso nucleo familiare e oggi contestati dagli investigatori anche alla luce delle intercettazioni sullo scontrino.
📌 Fatti, dichiarazioni e ipotesi: teniamoli separati
- È un fatto che il ticket del parcheggio di Vigevano riporti le 10:18 del 13 agosto 2007.
- È un fatto che Andrea Sempio lo consegnò ai carabinieri il 4 ottobre 2008, oltre un anno dopo il delitto.
- È un fatto che la nonna dichiarò di averlo visto nella propria abitazione tra le 11 e le 12.
- È una dichiarazione familiare che Andrea fosse rimasto con il padre prima di prendere l’automobile utilizzata quella mattina dalla madre.
- È la versione di Sempio che sia stato lui a raggiungere Vigevano, trovare chiusa la libreria e ritirare il ticket.
- È la tesi della Procura che lo scontrino non sia stato prodotto da Andrea e che l’alibi sia stato costruito all’interno della famiglia.
- È un’ipotesi investigativa che Sempio, dopo il delitto, possa aver raggiunto la casa della nonna per completare le operazioni di pulizia.
Quest’ultima ricostruzione compare nell’informativa dei carabinieri, ma non è un fatto già dimostrato da una sentenza. È una parte della tesi accusatoria con la quale la Procura sostiene che Andrea Sempio abbia ucciso Chiara Poggi da solo.
Allo stesso tempo, definire questi elementi semplici coincidenze significherebbe ignorare il motivo per cui gli investigatori hanno rimesso sotto esame proprio quella mattina: il viaggio a Vigevano non dispone oggi di un riscontro personale e indipendente capace di dimostrare che sul posto ci fosse davvero Andrea.
💭 Un alibi non deve necessariamente raccontare ogni minuto di una giornata. Ma quando viene utilizzato per escludere una persona dalla scena di un omicidio, la domanda decisiva non è soltanto se il racconto sia possibile. È se possa essere verificato senza affidarsi alle parole di chi lo sostiene. Ed è proprio qui che l’alibi di Andrea Sempio mostra oggi la sua fragilità maggiore.
🧭 Una mattina ancora tutta da ricostruire
L’alibi di Andrea Sempio non è stato smentito in ogni sua parte: la visita alla nonna trova una conferma e il viaggio fino a Vigevano resta materialmente possibile. Ciò che manca è un riscontro indipendente capace di dimostrare che alle 10:18 fosse proprio lui davanti al parchimetro.
Per la Procura, tuttavia, la provenienza del ticket non rappresenta più una semplice incertezza. È uno degli elementi inseriti nella ricostruzione accusatoria che indica Sempio come unico autore dell’omicidio. Non è una condanna, ma è il fatto giudiziario dal quale oggi deve partire il confronto.
💭 Un alibi può essere possibile senza essere dimostrato. E può essere fragile senza provare, da solo, una colpevolezza. Il punto è capire se gli altri elementi raccolti riescano a colmare quel vuoto oppure finiscano soltanto per riempirlo di nuove ipotesi.
🔎 Non si può condannare una persona sulla base di suggestioni o ipotesi: il caso di Alberto Stasi, passato attraverso assoluzioni iniziali e una successiva condanna definitiva, dovrebbe averci insegnato quanto sia delicato distinguere una ricostruzione possibile da una responsabilità provata. Ma vale anche il contrario: se nelle prime dichiarazioni dei genitori di Chiara il nome di Andrea Sempio non emerse tra i frequentatori abituali della villetta e la sua presenza nella casa venne ricostruita soltanto successivamente, come si spiegano gli elementi, parziali e ancora controversi, che l’accusa ritiene compatibili con lui o con la sua linea familiare paterna? Il DNA e l’impronta 33 possono davvero colmare questo vuoto oppure rischiano di sostenere una nuova verità prima ancora che venga verificata in un processo?
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Domande frequenti
Lo scontrino di Vigevano dimostra che Andrea Sempio fosse lì alle 10:18?
No. Il ticket dimostra che alle 10:18 del 13 agosto 2007 venne emesso un tagliando nel parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano, ma non riporta il nome della persona che lo ritirò. La Procura contesta che a prenderlo sia stato Andrea Sempio.
Perché lo scontrino è diventato un elemento dell’accusa?
Secondo gli investigatori, il ticket potrebbe essere stato ritirato dalla madre di Sempio e successivamente conservato per sostenere l’alibi del figlio. Questa è la tesi accusatoria emersa dall’informativa dei carabinieri e dalle intercettazioni tra i genitori, non una responsabilità già accertata da una sentenza.
Le celle telefoniche collocano Andrea Sempio a casa Poggi?
No. Una cella telefonica individua un’area di copertura e non una posizione precisa come farebbe un GPS. I dati possono essere confrontati con gli spostamenti dichiarati, ma da soli non dimostrano che una persona si trovasse all’interno di una determinata abitazione.
La nonna confermò la versione di Andrea Sempio?
La nonna dichiarò di aver visto Andrea nella propria abitazione tra le 11 e le 12. Confermò quindi la visita, ma non seppe precisare l’orario esatto dell’arrivo, se il nipote fosse giunto a piedi o in automobile e da quale luogo provenisse.
Andrea Sempio è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi?
No. Andrea Sempio è nuovamente indagato e, nell’attuale contestazione, la Procura di Pavia lo indica come unico autore dell’omicidio di Chiara Poggi. Questa è la tesi dell’accusa, che deve essere dimostrata nel procedimento giudiziario. Fino a un’eventuale condanna definitiva resta valida la presunzione di innocenza.
📚 Fonti consultate e approfondimenti
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Il Fatto Quotidiano – Le telefonate del 7 e 8 agosto 2007
– La rilettura dei tabulati, gli orari delle tre chiamate e le dichiarazioni rese da Andrea Sempio. -
Mattino Cinque – La prova del percorso da Garlasco a Vigevano
– La simulazione in automobile del tragitto collegato alla chiamata delle 9:58 e al ticket delle 10:18. -
Mattino Cinque – Dal retro di casa Poggi all’abitazione della nonna
– La verifica sul posto del percorso indicato nella ricostruzione investigativa. -
Ignoto X – L’anomalia nella memoria del telefono fisso
– Le dichiarazioni dei tecnici Roberto Porta e Daniele Occhetti sulle nove voci presenti in un registro da venti posizioni. -
ANSA – La nuova contestazione formulata dalla Procura di Pavia
– L’accusa di omicidio volontario, le aggravanti contestate e l’invito a comparire del 6 maggio 2026.